Pastore a Ollolai, operaio in Svezia: oggi è rettore a Reggio Calabria – La storia
Carlo Felice Casula, dalle campagne della Barbagia a professore emerito. È stato appena nominato alla guida della UniDa
«Tuo figlio fallo svezzare dalla madre, non devo essere io a farlo. Qui non c’è posto per lui». Lapidario. È stato un momento topico. Carlo Felice Casula era un ragazzino, allora, ultimi scampoli degli anni Cinquanta, aveva appena finito la scuola elementare. Oggi non sarebbe professore emerito e nuovo rettore dell’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria se quel tale pastore burbero di Gavoi, possidente scapolone, lo avesse preso come cumpanzu, socio nell’azienda, bracciante e custode di pecore nei pascoli del Marghine. «Lu depet istitare sa mama» aveva sentenziato senza troppi giri di parole. «Deve svezzarlo la madre». Come a dire che lui non voleva avere nulla a che fare con un marmocchio imberbe di Ollolai. Basilio Casula, per tutti semplicemente Vasili, non se la sentì di insistere: in fondo in fondo sperava che il figlio avesse un futuro migliore, che prendesse la via dei libri, degli studi. Così è stato: il piccolo Carlo ha fatto appena in tempo a lavorare per un anno seguendo e inseguendo il gregge, a vivere l’esperienza della transumanza da Laconi fino ai monti di Bolotana. «Per le medie, i miei mi mandarono dai padri Gesuiti a Cagliari, a quel tempo la loro era una vera e propria scuola popolare» racconta al telefono il professore barbaricino appena nominato alla guida dell’ateneo calabrese. Classe 1947, nato e cresciuto a Ollolai in una famiglia di sei fratelli e una sorella, Carlo Felice Casula conferma: «Sì, oggi è iniziata la mia nuova avventura accademica e culturale».
Il percorso Professore emerito di Storia contemporanea nell’Università degli studi Roma Tre, dove ha insegnato per una vita, dopo le prime docenze alla Sapienza e i dodici anni passati nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Cagliari, è stato anche visiting professor in diversi atenei, in Francia, Spagna e negli Stati Uniti. «Sono stato anche operaio metalmeccanico» ricorda con orgoglio e un sorriso grande così, lasciando in un angolo i titoli del suo ricco cursus honorum. Finita la terza media, «visto che non avevo la vocazione – ricorda –, i Gesuiti mi consigliarono di proseguire a Roma. Feci domanda e passai le selezioni». Dalla Sardegna alla capitale, dunque, direttamente al collegio Villa Nazareth, guidato allora dal futuro cardinale Achille Silvestrini. Fondamentali le borse di studio ottenute per meriti scolastici, senza quelle Carlo Felice Casula non avrebbe potuto frequentare il rinomato Liceo “Virgilio”, ginnasio e classico.
Caput mundi A seguire l’università, ancora a Roma, corso di laurea in Scienze politiche alla Sapienza. «Ho sempre avuto quello che un tempo si chiamava presalario, l’attuale assegno di studio» va avanti il professore. Ben conscio degli sforzi economici che la famiglia Casula sosteneva a Ollolai: tre diplomi e quattro lauree in casa, così è andata la vita di Vasili e Giovanna, anche lei Casula, ma di un altro ramo, e dei loro figli. Fine anni Sessanta, primi Settanta, pieno fermento studentesco: Carlo Felice va a lavorare in Svezia, tutte le estati, operaio di linea alla Saab Scania, a Trollhättan, vicino a Göteborg. Qui, nella catena di montaggio della casa automobilistica, lo studente lavoratore sardo di Barbagia è stato persino eletto delegato degli stagionali. Un po’ di soldi per vivere e studiare a Roma non guastavano certo. Ma è soprattutto l’esperienza diretta, toccata con mano, che vale molto più di una qualsiasi analisi sociale o politica o economica che sia.
I titoli La laurea alla Sapienza arriva nel 1972. Con una tesi sul movimento dei cattolici comunisti discussa con Pietro Scoppola, uno dei principali esponenti italiani del cattolicesimo democratico. Entra in contatto con Adriano Ossicini, futuro ministro del Governo Dini, e con Fedele d’Amico, marito della sceneggiatrice Suso Cecchi: «Ero uno di casa, ecco come è nata l’altra mia grande passione, il cinema» spiega il pastore diventato operaio e poi accademico. Sono anni intensi. Casula segue anche i corsi della Scuola italiana di scienze politiche ed economiche, diretta da Franco Rodano e Claudio Napoleoni. Amico di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, nonché ministro nel Governo Monti. «Dopo la laurea ho insegnato per alcuni anni in una scuola media» ricorda. Nel 1980 ha vinto il concorso di ricercatore universitario nella facoltà di Magistero, alla Sapienza. Carlo Felice Casula ha continuato comunque a studiare: all’Istituto Luigi Sturzo con una borsa di studio biennale del Formez, seguendo in particolare i corsi dello storico Gabriele De Rosa e dell’economista Federico Caffè, e a Parigi, con una borsa del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, all’École pratique des hautes études en sciences sociales-sociologie des religions, avendo come tutor Émile Poulat. Gli stimoli non sono mai mancati, sprone e motivazioni pure. Con un punto fermo, stabile: la Sardegna.
L’impegno Negli anni ha dato alle stampe oltre 250 monografie e saggi, pubblicati dalle maggiori case editrici e in riviste prestigiose. Ha collaborato con diversi quotidiani, L’Unità, Paese Sera, L’Osservatore Romano. All’insegnamento e alla ricerca, ha sempre affiancato l’impegno politico e sociale in prima persona. Prima con il Movimento degli studenti, dal 1976 con il Partito comunista italiano. Poi con la Comunità “Domenico Tardini”, con le Acli, la Fondazione internazionale don Luigi Di Liegro e l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico. Casula è anche componente della giuria del Premio Strega saggistica.
L’isola È il curriculum che parla chiaro. Che elenca le competenze: «Madre lingua sarda, buona conoscenza parlata e scritta dell’italiano» recita ancora oggi il suo Cv. «Sì, sì... » ride Casula ricordando Tessa Blackstone, minister of State for education and employment, che un giorno a Roma gli confessò di volerlo imitare: da quel momento anche la ministra del Governo Blair avrebbe usato la formula “madre lingua gallese, buona conoscenza parlata e scritta dell’inglese”. Ci avrebbe riso su anche tziu Vasili, magari davanti ai due nipoti che portano il suo nome, Vassili, con due “esse”. Sì, perché anche il patriarca, il pastore di Ollolai classe 1909, avrebbe voluto studiare: ma un fratello era morto in guerra nel 1916; anche l’altro, un ragazzo del ‘99, era stato chiamato al fronte... a lui era toccato in sorte tenere il gregge. Aveva soltanto la prima elementare. Mai avrebbe pensato che un giorno uno dei suoi figli sarebbe diventato rettore. Magnifico rettore.
- I suoi temi, i suoi libri
La storia politica, sociale e religiosa dell’età contemporanea, con particolare attenzione all’Europa, all’Italia, al Brasile e alla Santa Sede. Sono i temi sui quali ha indagato maggiormente Carlo Felice Casula, professore emerito dell’Università egli studi Roma Tre, eletto nei giorni scorsi rettore dell’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria. Accanto alle pubblicazioni più strettamente accademiche, numerosi sono i suoi articoli scritti per riviste specializzate e per vari quotidiani. La grande passione per il cinema, poi, lo ha spinto anche a collaborare alla realizzazione di diversi film documentari e fiction, oltre che a firmare libri sul rapporto tra il grande schermo e la storia. Un posto privilegiato, nella vasta bibliografia di Casula, ce l’ha la Sardegna. È del 2021, per esempio, la curatela (condotta insieme alla saggista nuorese Angela Guiso) del libro di Salvatore Satta “Lettere a Piero Calamandrei 1939-1971”, edizioni Il Mulino. Un epistolario inedito di notevole importanza che illumina sui rapporti tra i due grandi giuristi. Del 2016, invece, è la monografia che Carlo Felice Casula ha pubblicato per i tipi di Carlo Delfino editore, “L’isola bella e infelice. Profili e paesaggi della Sardegna e il diario inedito di Paolo Mantegazza. Echi e polemiche nello Stivale e nel Sandalo sulla commissione parlamentare d’inchiesta del 1869”. In questo caso, il professor Casula ricostruisce, con tutti i dovuti riferimenti al contesto nazionale ed europeo di quegli anni, la realtà sociale e politica della Sardegna nel primo decennio dello Stato unitario.
