Pariglie non autorizzate, otto condanne per Sa Vardia di Orgosolo
Il giudice ribalta la richiesta di assoluzione del pubblico ministero: ammende da 40 euro per i partecipanti alla festa religiosa del paese
Orgosolo Otto condanne al pagamento di un’ammenda da 40 euro e delle spese processuali. Così si è concluso il caso giudiziario nato intorno all’antico rito equestre de Sa Vardia di Orgosolo, per il quale erano finiti alla sbarra Enrico Buffa, Vincenzo Corrias, Francesco Cossu, Pietro Gesuino Cubeddu, Marco Filindeu, Emiliano Monni, Andrea Muggianu e Graziano Rubanu, difesi dagli avvocati Margherita Baragliu, Antonello Cao, Antonio Falchi, Mario Silvestro Pittalis e Michele Mannironi.
L’accusa per gli otto imputati era quella di aver violato, durante le celebrazioni civili in onore dei santi Pietro e Paolo del 29 giugno 2022, l’articolo 122 del regio decreto del 1940, perché, in concorso tra loro, avevano partecipato allo spettacolo equestre non autorizzato, compiendo esercizi pericolosi in assenza di accorgimenti finalizzati a tutelare l’incolumità del pubblico presente lungo le strade del paese. Il giudice monocratico Filippo Orani ha dunque ribaltato la richiesta di assoluzione espressa dal pubblico ministero dopo la requisitoria dello scorso 20 maggio 2026 e ritenuto insufficiente la tesi della difesa che ha sempre ritenuto infondate tutte le accuse.
Semplicemente, infatti, i legali degli otto orgolesi, hanno tentato di dimostrare come Sa Varia sia interpretabile esclusivamente come un vero e proprio “atto di fede”. Una consuetudine consolidata, che, dopo la processione religiosa, ha da sempre visto tutti i cavalieri dare dimostrazione di abilità a cavallo tra spettacolo e tradizione, esibendosi in acrobazie lungo il Corso del paese.
Una tesi, quest’ultima, avvallata anche da quanto dichiarato in aula dall’ex sindaco di Orgosolo, Dionigi Deledda; e da don Antonello Corrias, in passato parroco del paese. «Sa Vardia non è altro che un continuum dei riti religiosi – avevano dichiarato i due chiamati a testimoniare in aula per conto della difesa –, tanto che a parteciparvi sono le stesse persone che seguono la processione e chi porta sa pandela (lo stendardo con l’effige del santo, ndr). Una consuetudine plurisecolare testimoniata anche da documenti e foto antiche, per la quale non c’è mai stato bisogno di particolari autorizzazioni». (a.mele)
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