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L’inchiesta

Il sindaco di Ottana in carcere, il paese sta dalla sua parte: «Trattato come un bandito»

di Luca Urgu
Il sindaco di Ottana in carcere, il paese sta dalla sua parte: «Trattato come un bandito»

La comunità compatta difende Franco Saba: «Un accanimento contro di lui». Il parroco: «Viviamo un momento delicato»

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Ottana A Ottana la colonnina di mercurio alle 8 e 30 fa già registrare 31 gradi, ma la temperatura è salita in queste ore non solo per questioni meteorologiche. La notizia dell’arresto del sindaco Franco Saba ha iniziato a diffondersi nella serata di lunedì 13 luglio quando la polizia ha eseguito il provvedimento del Gip di Nuoro. La mattina successiva il nuovo colpo di scena è l’argomento del giorno nei bar del paese. Le locandine dei quotidiani richiamano la notizia dell’arresto del primo cittadino e i commenti di molti, anche nel web, lo inquadrano come un accanimento giudiziario. «Manco fosse Mesina», dice il cliente di un bar del centro. Per altri aver sfidato lo Stato ha delle conseguenze che raramente sono indolore. Il riferimento è alla nomina con una Pec della giunta e di vicesindaco quando, appena rieletto, Franco Saba si trovava agli arresti domiciliari.

«Mi dispiace anche leggere la locandina con la scritta che annuncia il suo arresto», dice un altro cliente di un bar edicola, che esterna vicinanza umana e personale. «Il paese è piccolo e ci si conosce tutti. In sei anni da quando sono parroco ho imparato a conoscere le persone per nome, cognome e anche per soprannome – dice don Pietro Borrotzu –, Franco Saba è un mio parrocchiano e in questo momento è una persona che sta vivendo una fase di grave sofferenza. Penso che abbia bisogno anche di una parola di incoraggiamento, di consolazione, credo che sia tra i suoi diritti. E io voglio essergli vicino», aggiunge il sacerdote.

In queste settimane ne ha parlato con la comunità: «Stiamo vivendo un momento delicato, si avverte il disagio, in alcuni casi anche lo sconcerto per quello che è capitato al sindaco. Io stesso oggi ho ricevuto tantissime telefonate e inevitabilmente è quello l’argomento che si affronta. Non voglio discutere o mettere in discussione l’iniziativa della magistratura, avranno le loro buone ragioni, ma come dissi prima e come ribadisco adesso, mi pare un po’ troppo punitiva», aggiunge l'ex responsabile della Pastorale regionale sociale e del lavoro. Don Pietro Borrotzu racconta di un paese attraversato da tensione. La vicenda è diventata nazionale, non ha precedenti. Infine il parroco ragiona: «Come non tenere conto poi della volontà popolare, poi: il 60 per cento è andato a votare e ha espresso una indicazione. Ora cosa dobbiamo dirgli a queste persone, che abbiamo scherzato, abbiamo giocato, che non si poteva fare?», conclude.

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