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Il progetto

Abbandonato per anni, ora torna a brillare: la rinascita dell’hotel simbolo di Dorgali – La storia

di Nino Muggianu
Abbandonato per anni, ora torna a brillare: la rinascita dell’hotel simbolo di Dorgali – La storia

Dopo anni difficili, l’antica struttura sulla statale 125 cambia volto grazie a un ambizioso progetto di ospitalità

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Dorgali Per anni è stata il simbolo di un’occasione mancata. Oggi, invece, rappresenta una delle più importanti operazioni di rilancio turistico del territorio. La storica struttura ricettiva di Su Babbu Mannu, lungo la strada statale 125 Orientale Sarda, poco prima del bivio per Galtellì, prende finalmente nuova vita. Dal nome dell'antica chiesetta che sorge nel terreno adiacente, l'albergo rinasce completamente trasformato e diventa Made Green Hotel & Restaurant “Su Babbu Mannu”, una struttura a quattro stelle che entro l'inverno sarà classificata quattro stelle superior. A rendere possibile questa rinascita è stata una famiglia tedesca che ha deciso di investire nel cuore della Sardegna, conquistata dalle bellezze naturali e dall'ospitalità dei dorgalesi. Si tratta di Detlef e Marketa Schaefer, rispettivamente di 55 e 49 anni, insieme alla figlia Kim, 19 anni, originari di Gross-Gerau, nella regione dell'Assia, in Germania.

Lui è un imprenditore edile, lei vanta una lunga esperienza nel settore alberghiero: competenze che si sono rivelate decisive per affrontare un progetto tanto ambizioso. In paese, però, tutti ormai lo conoscono come Giovanni. Un nome italianizzato nato quasi per scherzo tra gli operai che hanno lavorato con lui e che trovavano difficile pronunciare “Detlef”. Da allora, anche lui si presenta semplicemente così. «Siamo sempre venuti in Sardegna per le nostre vacanze estive e ce ne siamo innamorati – racconta Giovanni Schaefer –. Il nostro sogno era acquistare una piccola casa, magari un appartamento a Cala Gonone o a Dorgali. Ci hanno conquistato la natura, il mare, il lago, paesaggi straordinari che non si trovano ovunque, ma soprattutto le persone del posto».

Il destino, però, aveva in serbo qualcosa di diverso. «Durante una vacanza abbiamo visto questo vecchio albergo in vendita su internet. Il prezzo era troppo alto e rinunciammo. Tornati in Germania abbiamo scoperto che sarebbe stato messo all'asta. C’era poco tempo per decidere, poi arrivò il Covid e tutto si fermò. Appena è stato possibile siamo tornati in Sardegna e lo abbiamo acquistato». Quello che trovarono davanti ai loro occhi era un edificio ormai in stato di abbandono. «La struttura era praticamente distrutta – prosegue Giovanni –. Mia moglie proviene dal settore alberghiero, io ho un'impresa di costruzioni. Abbiamo pensato che insieme avremmo potuto farcela. Abbiamo trovato una bravissima architetta che ci ha seguito in tutte le fasi del progetto, presentato al Comune di Dorgali, e abbiamo iniziato una ristrutturazione totale».

Il risultato è una struttura completamente ripensata. Le numerose camere originarie sono state trasformate, mantenendo la volumetria esistente, in nove eleganti mini appartamenti, con superfici comprese tra 50 e 90 metri quadrati. Sette di essi si affacciano direttamente sulla grande piscina naturale con effetto spiaggia, dalla quale lo sguardo spazia sulla vallata e sul Monte Ospile. Non solo ospitalità. Il nuovo complesso comprende anche un ristorante guidato dallo chef dorgalese Mario, con quaranta coperti interni e una terrazza panoramica capace di ospitare fino a 150 persone, aperta non soltanto agli ospiti dell'hotel ma anche alla clientela esterna. «Nella parte sottostante – aggiunge Giovanni – stiamo realizzando una Spa che sarà completata a breve e consentirà alla struttura di ottenere la classificazione di quattro stelle superior. Abbiamo già due appartamenti occupati e gli altri saranno presto prenotati. Tra personale fisso e stagionale lavorano con noi una ventina di persone, oltre a me e a mia figlia».

Quella di Su Babbu Mannu è una vicenda che negli ultimi anni ha conosciuto momenti difficili. Dopo il fallimento del progetto turistico originario, la struttura rimase inutilizzata per lungo tempo. Tra giugno e luglio del 2016 l’edificio venne destinato all’accoglienza di circa cinquanta migranti provenienti da diversi Paesi africani. L’arrivo dei richiedenti asilo suscitò un acceso dibattito nella comunità dorgalese. Un anno dopo, la struttura venne danneggiata da un ordigno artigianale.

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