Misú, il tiramisù della Barbagia: «Così ho conquistato Madrid» – La storia
Giorgio Granara, di Nuoro, ha avviato l’attività in Spagna insieme alla compagna Laura: il dolce è proposto in diverse varianti, anche decaffeinate, vegane e in formato torta
Nuoro «Fresco, artigianale e disponibile tutti i giorni». Così Giorgio Granara definisce il suo tiramisù che da quasi un anno conquista chiunque capiti nella calle de Jaime el conquistador a Madrid. “Misú, l’autentico tiramisú”, gestito a partire dal dicembre scorso da Giorgio, nuorese doc, e Laura Cortés, sua socia e compagna, ne ha per tutti i gusti: «La nostra offerta varia da quello tradizionale al cacao, il più richiesto, a quello con pistacchio, cioccolato bianco, nocciola, frutti rossi» racconta Granara. Sono disponibili anche varianti vegane, senza glutine, senza lattosio, decaffeinate e formati torta. Particolarmente apprezzato «il tiramisú montato e composto strato per strato, davanti al cliente, fatto con savoiardi bagnati al caffè della moka e crema fresca al mascarpone».
Da quanto tempo vive a Madrid e come mai ha scelto di lasciare l’Italia?
«Sono partito a 23 anni dopo essermi iscritto alla facoltà di Economia a Cagliari. Ho scelto, poi, di mettermi in gioco in un altro contesto, imparare bene un’altra lingua. Nella mia testa c’è sempre stato il mondo della ristorazione: come passione, ma anche come lavoro, che non ho mai smesso di coltivare».
Com’è nata l’idea di un locale che offrisse il tiramisù artigianale?
«La spinta iniziale nasce grazie a Laura, mia socia e compagna. Durante un viaggio in Italia ha imparato a fare il tiramisù in casa, con mia madre a Nuoro. Al rientro a Madrid abbiamo perfezionato una nostra ricetta. È venuta fuori la creazione della marca “Misú”, sviluppata e realizzata da noi. Abbiamo confezionato un tiramisù individuale, fresco ed elaborato ogni giorno. Dopo un anno di ricerche, a dicembre 2025, siamo riusciti a trovare il locale adatto a noi».
Senza svelare gli ingredienti segreti: utilizzate il biscotto tradizionale o una variante tutta vostra?
«Siamo fedeli alla ricetta più classica , con il savoiardo. Per adesso offriamo sei gusti diversi, con opzioni anche senza caffè per i bambini. Realizziamo inoltre tiramisù in formato torte, molto richiesto per eventi. Il 2 giugno scorso siamo stati invitati alla festa della Repubblica nel consolato italiano. Per l’occasione abbiamo realizzato uno show cooking e fatto provare i nostri prodotti. Un grande orgoglio e un bel ricordo».
Quale consiglio si sente di dare a chi vorrebbe fare impresa in Spagna e a Madrid nello specifico?
«Solo quello di intraprendere la strada verso le proprie passioni. Bisogna porsi degli obiettivi e saper lavorare con le persone giuste per raggiungerli. Mantenendo fiducia in se stessi anche quando le cose non vanno come uno si aspetta. Ho trovato una dimensione abbastanza meritocratica, fermo restando che qui, come dappertutto, nessuno ti regala niente. C’è collaborazione tra commercianti: qualche ristorante a cui ho fatto provare il nostro prodotto ha deciso di inserirlo nel proprio menù».
Nel suo futuro, e in quello di Misú, ci sono anche la Sardegna e Nuoro?
«Nell’isola torno ogni anno, è la mia casa, non posso dimenticarlo. Per il momento, tuttavia, non mi pongo come obiettivo quello di tornare in Sardegna. Allo stesso tempo, non sono d’accordo con l’opinione prevalente secondo cui i giovani debbano per forza scappare da Nuoro o dalla regione. Si può fare tanto. Si tratta sempre di scelte personali e nessuna di queste è semplice da prendere. Rispetto alla Sardegna, qui a Madrid non c’è il mare, è la cosa che mi manca di più. Qui sto bene, ho avviato l’attività e sono felice».
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