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Detenuti al lavoro per il progetto Et. Mamone raccoglie i dati per Lula

di Luciano Piras
Detenuti al lavoro per il progetto Et. Mamone raccoglie i dati per Lula

La Colonia penale sull’altopiano di Onanì apre le porte all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

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Inviato a Mamone «Tanto per cominciare abbiamo avuto l’opportunità di fare domande e avere risposte». Davide Manca e Gianmichele Crisponi, come tutti gli altri detenuti di Mamone, avevano sì sentito parlare dell’Einstein telescope, ma non potevano sapere nulla di più. Non potevano andare oltre le solite frasi. «È un progetto bellissimo, porterà parecchio indotto in Sardegna, porterà tantissimo lavoro in una zona dove lavoro ce n’è ben poco. Aiuterà tanti giovani che ora non hanno una occupazione». Poi, invece, sono arrivati i ricercatori dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è per loro si è aperto un mondo nuovo. Hanno iniziato a intravvedere un futuro diverso. «E nulla, ci hanno dato una opportunità, per noi è un motivo di orgoglio» assicurano in coro Davide e Gianmichele, nell’altopiano di S’Alcra, una delle diramazioni storiche della Colonia penale di Mamone.

L’antenna

Sono entrambi impegnati a dissotterrare una delle sedici sonde sismiche disseminate qua e là nei 2.700 ettari della casa di reclusione, 900 metri di altitudine, 20 chilometri circa da Onanì, da Bitti e da Lodè. Qualche manciata in più dalle miniere dismesse di Sos Enattos, Lula. «Una zona a bassissima antropizzazione» sottolinea Vincenzo Lamonaca, dal 2023 direttore dell’Istituto penale di Mamone. È lui che appena ha messo piede da queste parte ha pensato bene di aprire la colonia alla scienza. L’Einstein telescope è subito diventato un faro anche per il carcere. La polizia penitenziaria ha subito sposato la causa. «È un progetto tangibile, utile per l’intera comunità, non c’è alcun dubbio» assicura il dirigente del ministero della Giustizia.

Il Ccget

Con lui, e con i due detenuti impegnati sul campo, mentre un gregge di pecore è al pascolo a poche centinaia di metri, ci sono anche i geologi Carlo Giunchi, Spina Cianetti e Caterina Zei. Arrivano dalla Toscana, da Pisa e da Siena. Lui frequenta Lula e dintorni già dal 2019. È il coordinatore del Ccget, il Centro di caratterizzazione geofisica per l’Einstein telescope, istituito dall’Ingv per studiare il sottosuolo di questa porzione di Sardegna che potrebbe ospitare l'Et, il futuro osservatorio europeo di onde gravitazionali. «Sì, le pecore potranno continuare a pascolare come vogliono. I contadini continueranno ad arare la terra. Si potrà fare tutto quello che già ora si fa» giura, mentre osserva la mappa delle sedici stazioni che a Mamone fanno un’unica antenna di rilevamento dati.

Il sottosuolo

Installate a marzo scorso, attraverso un piccolo pannello solare che ne ha alimentato il “registratore”, in questi sette mesi hanno captato ogni “rumore di fondo” del sottosuolo. «I dati raccolti permetteranno di identificare le principali sorgenti di disturbo sismico dell’area» spiega la ricercatrice Cianetti. Zei è lì davanti, in questo campo lunare aperto, a documentare tutto: lei, del resto, si occupa di comunicazione e divulgazione per il progetto Einstein telescope grazie a un finanziamento apposito stanziato dalla Regione Sardegna.

«La sorgente di rumore principale qui è il mare – riprende fiato Carlo Giunchi –. Con un’antenna di questo tipo – dice – è possibile fare un monitoraggio continuo e raccogliere dati che sono interessanti per l’Et, in generale è possibile raccogliere dati di interesse scientifico, utili per esempio per monitorare i cambiamenti climatici e capire cosa succede all’ambiente». Certo è che i dati raccolti in questi mesi a Mamone verranno presto elaborati e andranno a corredo del report finale a sostegno della candidatura di Lula nel progetto internazionale.

Il silenzio

«Questi dati hanno l’obiettivo di documentare il silenzio geofisico dell’area candidata a ospitare l’Einstein telescope, il futuro osservatorio europeo di onde gravitazionali capace di rilevare le increspature dello spazio-tempo generate da eventi cosmici estremi» spiegano i ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

La comunità

«L’esperienza vissuta qui a Mamone potrebbe diventare permanente. È la dimostrazione che siamo davanti a una opportunità strategica non solo per la comunità scientifica, ma anche per l’intero territorio sardo, barbaricino nello specifico» interviene ancora il direttore della Colonia penale. Vincenzo Lamonaca è davvero soddisfatto. «Qui, per scaricare i dati, ci vuole una pennina Usb» spiegano Davide Manca e Gianmichele Crisponi mentre maneggiano l’hardware collegato a un minipannello. Lamonaca, intanto, dà indicazioni per raggiungere un altro gruppo di detenuti impegnati al lavoro in altre due stazioni sismiche vicine al piccolo cimitero del carcere, un chilometro e mezzo dalla centrale.

Il modello

«Anche altri Istituti, come Isili e Is Arenas – aggiunge – potrebbero accogliere modelli simili di ricerca scientifica che potrebbero consentire all’isola un monitoraggio costante, per esempio, di carattere geotellurico». «Mamone è un esempio concreto di opportunità. La ricaduta effettiva di questa infrastruttura sul territorio è evidente. Ecco perché appena sono arrivato qui, nel dicembre 2023, ho stretto una partnership non soltanto con l’Ingv, ma anche con l’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare. Sono stati i miei primi rapporti istituzionali» chiude orgoglioso Vincenzo Lamonaca.

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