Valtur, 300 assunzioni ma saranno tutti romeni

Addio camerieri e operai sardi nei villaggi di Golfo Aranci e Santo Stefano: affidato a una società di Bucarest il reclutamento del personale stagionale

OLBIA. Il cameriere sardo era una figura onnipresente nei film vacanzieri anni ’80 dei Vanzina e Jerry Calà. Che la zona fosse la Versilia o la Puglia non mancavano mai un Gavino o un Efisio in giacca nera e camicia bianca, che finivano spesso bistrattati dal “cumenda“ lombardo o dal borgataro romano arricchito. Oggi la figura del cameriere sardo è a rischio di estinzione. Non al cinema, ma nella realtà. Da questa estate nei tre villaggi Valtur del nord dell’isola si parlerà solo ed esclusivamente romeno. Per chi negli anni ha fatto la stagione a Golfo Aranci al Colonna Beach, nell’isola di Santo Stefano o al Baia di Conte di Alghero le porte dei villaggi potrebbero restare chiuse: 300 sono le persone che rischiano di rimanere a spasso.

Lancia l’allarme è il segretario regionale Fisascat Cisl, l’olbiese Marco Demurtas. «La Valtur è una società sotto commissariamento _ spiega il dirigente sindacale _. Nelle scorse settimane il commissario ha dato l’ok per l’apertura estiva. Fin qui tutto bene, ma il reclutamento del personale è stato affidato a una società romena, che assume secondo le norme esistenti in Romania». Insomma, a Golfo Aranci, La Maddalena e Alghero la legge di Bucarest potrebbe avere la meglio su quella di Roma. A prima vista sembrerebbe un’assurdità giuridica, ma così non è. Tutto, infatti, ha origine nella direttiva Bolkestein, dal nome di un liberista olandese, commissario europeo ai tempi di Prodi presidente, che sancisce la libera circolazione dei servizi in ambito europeo. La direttiva, recepita un anno fa dall’Italia, adotta il principio del paese di origine: l’imprenditore che si sposta in un diverso paese europeo deve rispettare la legge del suo stato. «Inevitabilmente la società assumerà lavoratori romeni _ spiega Demurtas _. In Romania i salari sono più bassi e di conseguenza si preferirà procedere all’assunzione di loro concittadini. Due anni fa avevamo scongiurato il pericolo, mentre nella passata stagione i romeni erano già numerosi. Quest’anno, però, il rischio è che dei vecchi stagionali non ne resti neanche uno. Questo è uno svuotamento inaccettabile e la politica non può fare finta di niente. In una terra come la nostra, già alle prese con una disoccupazione che non ha precedenti, non si può assistere in silenzio a questo scenario. Nulla contro i romeni, loro vengono a lavorare per la pagnotta, ma dividere la pagnotta dove non c’è mi sembra una cosa inammissibile. I sindaci di Golfo Aranci e La Maddalena devono difendere i loro cittadini, magari chiedendo anche un confronto col commissario della Valtur per illustrare la situazione nell’isola. Non è solo un problema sindacale, ma è una questione sociale _ conclude Demurtas, affiancato in questa battaglia dalla dirigente Fisascat Eleonora Careddu _. Se dovesse passare il principio della direttiva dovremmo riconsiderare quali benefici portano strutture come la Valtur all’economia dell’isola. Sfruttano il nostro territorio senza lasciare nulla». I 3 villaggi Valtur isolani apriranno i battenti il 4 giugno per chiudere a metà settembre. Appena 3 mesi di stagione che, però, per 300 lavoratori ne valgono 12.

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