Volontari speciali in aiuto dei più deboli

Nato da una costola dell’Oftal, il gruppo organizza eventi per finanziare la struttura per disabili che sta sorgendo a Maltana

OLBIA. Si formano a Lourdes, dove imparano che non bisogna avere paura della disabilità, della malattia, che rappresenta un aspetto della vita. Sotto i Pirenei imparano i servizi base e le tecniche di trasporto. E soprattutto a non commiserare il malato, «che odia profondamente questi atteggiamenti». E a Olbia mettono a frutto la loro esperienza: sono i volontari dell’associazione Amici di Villa Chiara, dal '98 emanazione dell'Oftal (Organizzazione federativa trasporto ammalati Lourdes, nata ai primi del ’900). Operano a sostegno della fondazione creata per la portare a compimento la costruzione della struttura Villa Chiara di Maltana, pensata per l'accoglienza dei disabili. L’associazione ne rappresenta il centro operativo e si occupa di raccogliere fondi mediante l'organizzazione di un gran numero di eventi. D'altra parte Olbia è considerata la città del volontariato per eccellenza, e il gruppo Oftal di Olbia (attivo da una cinquantina di anni) è da sempre quello che trascina gli altri, punto di riferimento per il suo grande dinamismo.

Colonia estiva nella scuola. Spiega Tore Acca, l'anima dell'associazione: «Villa Chiara si avvale proprio dell'esperienza nel volontariato a favore dei malati che si recano a Lourdes. Ma continueremo a esistere anche dopo che sarà terminata la costruzione della struttura di accoglienza». Il gruppo conta 120-130 volontari tra Oftal e Villa Chiara, che si occupano di un centinaio di disabili. Già parecchi i ragazzini che si avvicinano all'associazione, spesso figli di volontari o loro amici. «Tra i nostri impegni maggiori – dice Acca – c’è l’organizzazione di una colonia estiva abbastanza atipica: ogni estate trasformiamo una scuola in hotel estivo. Si tratta dell'istituto di Isticcadeddu, dove ormai da anni (dopo aver dovuto lasciare una costruzione della diocesi a Golfo Aranci che stava andando in rovina) ospitiamo circa 200 tra disabili e volontari provenienti da tutta la Sardegna, in particolare da Buddusò e Bosa». Ormai per gli ospiti l’appuntamento con la colonia è divenuto un "must”: «Guai se ci sfiorasse il pensiero di non farla… Siamo poi noi a rendere visita alle colonie organizzate da altre associazioni nell'isola».

Fare uscire i disabili. Ma nel periodo tra la fine delle vacanze e Capodanno non mancano altre occasioni di svago e di incontro. Loredana Scanu: «I ragazzi che ospitiamo hanno tutti poche occasioni per uscire e incontrarsi, vivono tutto l'anno in istituto. Siamo convinti che l'istituto inteso come parcheggio, dove si mangia e si dorme, non sia il modo migliore per trattare le disabilità. Così cerchiamo di farli muovere il più possibile. Tirare fuori i disabili dalle case non è stato facile, per troppo tempo la cultura dominante voleva che fossero tenuti nascosti».

Il Capodanno a Budoni. Dario De Pol è uno dei volontari più giovani: «L'organizzazione del Capodanno è uno dei nostri vanti, – dice – ed è un'idea tutta nostra, che abbiamo realizzato grazie alla collaborazione dell'imprenditore di Budoni Giovanni Sanna, già da 11 anni. Ci fornisce gratuitamente una struttura ricettiva, dove organizziamo una tre giorni di feste con 450 persone: ognuno dei partecipanti si deve solo portare gli effetti personali e le lenzuola. E pagare una cifra piuttosto modesta (se può)».

L’impegno personale. «La cosa più bella – dice la Scanu – è vedere quante persone, anche giovanissimi, scelgono questa iniziativa piuttosto che i classici cenoni e le nottate in discoteca: con noi si divertono di più. Significa che la nostra attività riesce a consolidare rapporti in maniera profonda. E questo fornisce la spinta per organizzare sempre nuove iniziative. Come quella delle uova di Pasqua, tramite la diocesi: il ricavato serve ad abbattere i costi dei viaggi a Lourdes. Al di là dell'organizzazione di eventi, ciascuno dei volontari è impegnato ad aiutare i disabili nelle difficoltà quotidiane. E lo fa a costo di grossi sacrifici, ma in silenzio, senza sbandierarlo. E c'è chi nella vita associativa ha trovato la sua dimensione personale.

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