La lunga marcia di Telti sul fronte dell’autonomia
Cinquant’anni fa il distacco da Tempio, domani un convegno rievocherà l’evento Una ricerca storica di Matteo Sanna e Giuseppe Pinna sulla nascita del Comune
di Dario Budroni
TELTI
Come un’adolescente col desiderio di diventare presto adulta. Con tutta la sua voglia di emancipazione, di sbattere la porta e andarsene di casa. Non un comportamento capriccioso. Ma un reale bisogno di autonomia, una concreta necessità di autogoverno, che quest’anno compie il mezzo secolo. Telti ha raggiunto la sua maturità nel 1963. Dopo vicende lunghe e travagliate, pilotate con la pazienza certosina di chi è ispirato da una giusta causa. Insomma, una piccola storia d’indipendenza. Un’avventura tutta in bianco e nero, conclusasi con l’addio alla matrigna tempiese e con l’innalzamento del gonfalone di Telti, finalmente Comune autonomo.
La celebrazione. Un chilometrico susseguirsi di fatti che sarà raccontato per la prima volta domani sera, per celebrare il cinquantenario della nascita del Comune teltese. A parlarne saranno gli autori di una dettagliata ricerca storica, condotta tra documenti ingialliti e vecchie pagine di giornale. Cioè Matteo Sanna, ex sindaco e consigliere regionale, e Giuseppe Pinna, assessore comunale alla Cultura. I due ne discuteranno, dalle 18.30 in piazza Duomo, durante il convegno «La dì di la Saldigna a Telti». Parteciperanno anche il sindaco Gianfranco Pinducciu e gli studiosi Manlio Brigaglia e Franco Fresi, per parlare di autonomia in Sardegna.
Una frazione trascurata. La battaglia per l’autonomia teltese durò ben 17 anni. E cominciò all’indomani della seconda guerra mondiale, quando Telti era ancora una frazione del Comune di Tempio. Una condizione che obbligava il paese, che contava più di 1600 abitanti, a un’esistenza fatta di disagi e malesseri. Tanto che, nel 1946, si cominciò a parlare di autonomia, in linea con le turbolenze di altri centri galluresi. «L’ispiratore della nascita del Comune di Telti fu il maestro Michele Ruzittu. Una figura importantissima, un valido studioso che anni prima aveva lottato con successo per l’autonomia di Arzachena – racconta Matteo Sanna –. Ruzittu era sposato con una donna di Telti. Oggi è sepolto in paese. Fu lui a presentare un esposto alla prefettura di Sassari con l’obiettivo di ottenere l’autonomia comunale del paese». Il motivo? Semplice. «Il Comune di Tempio era molto vasto, il secondo dopo Roma. E anche per questo trascurava sistematicamente le sue frazioni. Così anche a Telti il malessere non cessava di aumentare» conclude Sanna.
Nasce il comitato. L’esposto di Michele Ruzittu alla Prefettura fu come una scintilla. Subito dopo nacque infatti un primo movimento di opinione pro-autonomia, capitanato da alcune figure storiche del paese. Persone dotte e influenti, come i fratelli Pasqualino (futuro sindaco), Francesco e Giovanfrancesco Decandia, autori di importanti lettere sui giornali sull’argomento. I tre, poi, furono affiancati da altri personaggi che hanno lasciato il segno nella storia paesana: il maestro Angelo Mezzano, Elia Scanu, Francesco Abeltino, Giovanni Pittorru e l’attivissimo parroco Salvatore Careddu, fondamentale per intrattenere rapporti con esponenti della Democrazia cristiana, tra cui Francesco Cossiga. Ma quella dei teltesi non fu una lotta di popolo, con pale e forconi. Fu piuttosto una lunga battaglia a colpi di lettere sui giornali, interrogazioni, proposte e circuiti burocratici. «Così negli anni ’50 nacque il comitato per l’autonomia di Telti. Era formato soprattutto da democristiani – racconta l’assessore Giuseppe Pinna –. Godevano del supporto di alcuni esponenti della politica regionale e nazionale, fondamentali per condurre la battaglia. Nel frattempo, comunque, Telti continuava a crescere e a rappresentare anche un punto di riferimento per i giovani galluresi. Nel ’57 venne addirittura aperto il cinematografo».
Calangianus e referendum. Il Comune di Tempio, forse consapevole delle sue difficoltà nell’amministrare le numerose frazioni, si dimostrò alquanto indifferente alla lotta autonomista di Telti. Chi si opponeva realmente era infatti Calangianus, visto che, con l’indipendenza teltese, avrebbe perso importanti e vasti territori. «Ci fu anche un curioso caso di embargo da parte di Calangianus, che minacciò di non ritirare il latte in quelle sue frazioni che spingevano per l’annessione al futuro Comune di Telti. La battaglia fu davvero dura» spiega ancora Giuseppe Pinna. Nel giugno del 1958, dopo una raccolta di firme, comunque, il comitato teltese riuscì a presentare la sua richiesta ufficiale per indire un referendum, che si tenne il 18 marzo 1962 con la vittoria dei “sì”. E dopo un lungo iter burocratico, e vari passaggi tra Sassari, Cagliari e Roma, Telti divenne finalmente Comune il 21 agosto 1963 con la promulgazione della legge regionale.
Decandia primo sindaco. Ironia della sorte, dopo la nascita del Comune, i teltesi non riuscirono a presentare alcuna lista in occasione delle elezioni amministrative dell’aprile 1964. Cosa subito risolta in autunno, quando Telti andò al voto il 22 novembre 1964. A vincere, come prevedibile, furono i democristiani. E a diventare primo sindaco teltese fu Pasqualino Decandia, uno dei protagonisti della battaglia per l’autonomia. La prima sede comunale si trovava in via Duomo. Negli anni ’70 fu invece costruita la prima parte dell’attuale municipio. Dopo la legislatura Decandia, a ricoprire la carica di primo cittadino furono Giovanni Pirina, Gianfranco Pinducciu, Bruno Decandia, ancora Pinducciu, Matteo Sanna e nuovamente Gianfranco Pinducciu, attuale e sempreverde sindaco di Telti.
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