La Nuova Sardegna

Olbia

Mille alla festa antica di San Vittore

di Dario Budroni
Mille alla festa antica di San Vittore

Una giornata primaverile accompagna la suggestiva celebrazione nel santuario e la sagra della pecora volute dal Comitato

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OLBIA. Si attende davanti a un robusto piatto di porcellana. Si chiacchiera e si beve un bicchiere di vino, all’ombra di alberi secolari o sotto un tendone bianco. Poi la grande abbuffata esplode quasi all'improvviso: truppe di volontari in maglia bianca sbucano dallo stazzo del comitato, si fanno largo tra panche e tavoloni e veloci distribuiscono litri di brodo rossastro e quintali di carne. La festa è una scorpacciata al limite della resistenza. Un immortale rito che riempie la pancia e profuma l'aria. Ieri tutto è stato fedele alla tradizione: la festa di San Vittore, la prima delle campestri, ha fatto il botto all’ora di pranzo.

Tutti a tavola. Mille persone sedute in ogni angolo del santuario per la mitica Sagra della pecora. Famiglie, vecchi amici e anche tanti giovani, sfamati da un mega pranzo sapientemente cucinato dagli uomini e dalle donne del comitato. In serata, poi, un altro merendone sempre a base di carne di pecora, accompagnato dalla fisarmonica fumante di Giuseppe Mancini, che ha scatenato lunghe danze davanti alla chiesetta alla periferia nord della città, chiudendo di fatto le celebrazioni.

La festa in onore di San Vittore è comunque cominciata venerdì. Una tre giorni intensa e come sempre ricca di appuntamenti in cui si mischiano sacro e profano: messe, rinfreschi, processione, corsa campestre, banda e gruppo folk. Il clou è stato la Sagra della pecora. Il momento in cui la comunità si riunisce festante. Per l’occasione stavolta sono state cucinate ben 62 pecore, più 3 vacche per la merenda a base di spezzatino di sabato sera, animali tutti donati dagli allevatori della zona.

«Faccio parte del comitato da 30 anni e la festa è sempre stata così – ricorda Pietro Idili, il presidentissimo del comitato organizzatore –. Vedete, ogni volta arrivano tantissime persone. Stavolta saranno un migliaio. Quella di San Vittore è una festa antica e grandissima, davvero molto sentita dagli olbiesi». Difficile dargli torto. Lungo le panche di legno si incontra chiunque, dal politico con famiglia al seguito all’amico intento a divorare l’ultimo pezzo di carne. Un intreccio di uomini e donne ben disposto lungo i tavoloni con la tovaglia di carta.

Lo stazzo. Ma il vero cuore della festa è lo stazzo alle spalle della chiesetta. Là dentro si cucinano i pranzi e le merende. Al centro della grande sala ci sono tre pentoloni da 700 litri l’uno. «Qui si prepara il brodo di pecora. Il procedimento è abbastanza lungo. Stavolta abbiamo cucinato 60 chili di pasta per minestra», racconta Sandro Cossa, socio storico del comitato, con indosso grembiule e cappello da chef.

Solidarietà. La festa è aiutata dal contributo degli sponsor – che saranno ringraziati oggi con un nuovo pranzo per “pochi” intimi – e ovviamente dalla questua. «Ma non siamo passati a chiedere le donazioni nei quartieri colpiti dall’alluvione – racconta il presidente Pietro Idili –. Non potevamo pretendere soldi da chi ha ancora bisogno di aiuto, non ce la siamo sentita». Del resto, il comitato che organizza le celebrazioni in onore di San Vittore, nei giorni post-ciclone, ha contribuito a soccorrere i cittadini in difficoltà. Dentro i pentoloni che solitamente si utilizzano per la festa furuno cucinati 300 chili di gnocchi, poi distribuiti nelle vie dei quartieri sventrati dall'ondata di fango.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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