Prove di nuova impresa tra ottimismo e diffidenza
C’è chi vuole migliorare l’attività e chi vorrebbe cimentarsi per la prima volta Operatori alle prese con i finanziamenti agevolati valutano rischi e benefici
OLBIA. Debole ma c’è. La voglia di fare impresa sembra tendenzialmente orientata su segnali positivi. Dopo la “stasi persistente”, come la definisce il sistema analitico della Camera di commercio, che ha caratterizzato gli ultimi anni, si percepisce una leggera aria d’ottimismo. «C’è tuttavia molto da fare e in questo ci possono aiutare strumenti come i progetti di sostregno alle imprese comunali», spiega Massimo Bonacossa, segretario della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato della Gallura) che sui Poic affianca il Comune per cercare di mandare in porto il più possibile le idee di chi vorrebbe migliorare quella esistente o avviare una nuova impresa. «Un’occasione imperdibile per crescere e per costruire un’attività, soprattutto per i giovani», commenta l’assessore comunale del Turismo e commercio Marco Vargiu.
La scommessa. Quella piccola percentuale di ripresa che sembra incoraggiare il sistema della piccola impresa, fa i conti tuttavia con una propensione, seppure modesta, alla scommessa sul futuro. Per il Poic di Olbia sono disponibili due milioni e mezzo. Finora sono arrivate proposte per 500mila euro. Considerando che si tratta di un prestito senza interessi compreso tra 15 e 50mila euro da restituire in cinque anni, con garanzie della Sfirs, si può ipotizzare un parco di circa settecento progetti. «Una grande occasione che non dobbiamo lasciarci sfuggire se vogliamo mettere in campo benefici per tutti», ribadisce Marco Vargiu. «Una significativa boccata d’ossigeno che entra nel nostro sistema produttivo», incalza Benedetto Fois, presidente della Cna.
Le sofferenze. «Fare nuovi investimenti è difficile, i costi sono alti soprattutto nell’area del centro storico che è particolarmente sofferente. Le serrande chiuse sono sempre di più», è la perplessità di Italo Fara, titolare di una stazione di servizio e presidente di Confcommercio. Ma le difficoltà non fermano tutti. Le analisi sulla dinamica delle imprese nel primo trimestre dell’anno dicono che il 50 per cento delle nuove attività è gestita o diretta da donne, alto è anche l’indice di presenza giovanile. Tiziana Manca ha tutte e due le caratteristiche: «Vorrei provarci, voglio capire quale tipo d’impresa è possibile realizzare, quale settore può avere migliori spazi di mercato. Per chi come me vuole iniziare il primo ostacolo è avere informazioni. L’iniziativa della Cna e del Comune mi sembrano indispensabili e positive». C’è anche chi guarda al futuro pur avendo un’attività avviata da tempo: «Vale la pena per sé stessi e per gi altri – osserva con straordinaria carica d’entusiamo Nicoletta Fontana, erede della famiglia che gestisce la storica “ottica” –: Voglio migliorare e innovare».
L’investimento. È ottimista anche Dario Maiore, titolare di una casa editrice con particolare passione per la storia della città e del territorio: «Olbia ha un grande profilo storico-culturale, un patrimonio sterminato ma non adeguatamente valorizzato. Si può crescere tanto senza bisogno di costruire più un metro cubo. Ora attraverso questa finestra aperta dalla Cna e dal Comune voglio provare a potenziare questa mia avventura nella quale mi sono gettato tanti anni fa». Pensa al rischio che un investimento comporta, per quanto basso come nel caso del Poic, e si mantiene più prudente Orlando Atzori, che si è ritirato in pensione ma si interroga su come possa ottenere benefici di miglioramento per il negozio di articoli domestici che ha lasciato nelle mani dei figli: «Chi ha un’attività commerciale in linea di massima e di questi tempi è già indebitato. Molti non hanno considerato l’idea e la possibilità di migliorare o cambiare perché le difficoltà non mancano. Se ti impegni devi avere certezze, un’attività deve dare reddito».
L’amarezza. Decisamente più amara la riflessione di Giuseppe Cannas, del ricamificio Cirotto: «Dopo l'inverno che abbiamo trascorso, pieno di avvenimenti che definire ostacoli è sicuramente riduttivo, sono arrivate le sfide: l'Ebas era disposto a disporre provvidenze alle aziende vittime dell'alluvione a patto che…….. e qui con un esame di coscienza bisognava capire se la propria azienda aveva le caratteristiche richieste. La causa ispiratrice, l'alluvione, mica era sufficiente. Successivamente arriva la Camera di commercio a salvare dalle acque le aziende "umidicce" a patto che….. Anche qua era necessario il certificato di sana e robusta costituzione e vaccinazioni varie». Insomma, difficoltà più che agevolazioni? «Tutti hanno sempre usato termini come: aiuti, incentivi, agevolazioni o più semplicemente finanziamenti, la realtà è che sono delle sfide, che proposte ad aziende sfinite da congiuntura e fato sono quasi offensive. "Se proprio non volete concedere niente …. Teneteveli." Il messaggio che se ne può trarre dalla bassa partecipazione è solo questo». Preoccupato ma non arreso, Giuseppe Cannas dice che comunque che con i Poic farà il tentativo attraverso la Cna: «Vediamo».
La prospettiva. Tra ottimismo e perplessità, l’occasione dei progetti comunali apre comunque un nuovo varco d’interesse sul rilancio del centro cittadino e del settore commerciale: «Sarebbe il caso di fare un lavoro d’insieme con i tre protagonisti: proprietari degli edifici, commercianti e amministrazione comunale», suggerisce Italo Fara.
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