Nuovo brico, i commercianti in rivolta
Il megastore (11mila metri quadrati) costruito nell’area industriale appartiene alla catena Ottimax di Massimo Pulcinelli
OLBIA. Come sardine davanti a un pescecane. Si sentono minuscoli e impotenti. Così adesso si incontrano, scrivono un documento al vetriolo e formano una sorta di comitato estemporaneo. Commercianti e artigiani cominciano la crociata contro i colossi della grande distribuzione, i centri commerciali che affossano piccole e medie imprese. Quella del pesce grande che mangia il più piccolo è una vecchia storia. Ma loro non ne possono più. A scatenare il panico è l'imminente apertura di un nuovo mega tempio del commercio, settore bricolage, in una struttura nella zona industriale. È la goccia che fa traboccare il vaso.
Il "nemico" è uno scatolone di 11mila metri quadri. Una struttura che presto sarà trasformata in una cattedrale del fai da te. Ad aprirla, nel cuore della zona industriale, l'imprenditore Massimo Pulcinelli, presidente della catena Bricofer. A Olbia, però, il nuovo punto vendita nascerebbe sotto l'insegna di Ottimax, sempre del gruppo di Pulcinelli, anche questa del settore bricolage. Nei mesi scorsi Pulcinelli, amico del presidente del Cipne Settimo Nizzi, era balzato agli onori delle cronache post alluvione donando 500 stufe ai cittadini alluvionati (300 acquistate dal Consorzio industriale e 200 donate direttamente dalla Ottimax).
Per i commercianti e gli artigiani che hanno deciso di lanciare il grido d'allarme - decine e tutti della bassa Gallura - la nuova apertura darebbe il colpo di grazia alle piccole realtà del territorio. Tutti sanno bene che in questo caso la legge non vieta l'apertura di nuovi centri. Da qui un appello affinché si rivedano le regole: «Chiediamo ai politici un aiuto concreto volto a impedire l'apertura di nuovi centri commerciali. Sarebbe opportuno che i politici locali e regionali valutassero in maniera più attenta tali problemi, fornendo ai piccoli imprenditori maggiori garanzie di sopravvivenza».
Come una utilitaria accanto a una Ferrari. Le piccole imprese non reggono la concorrenza. "Questo è il nostro ennesimo grido di aiuto. Attualmente ci dobbiamo scontrare oltre che con le quotidiane vessazioni, dettate dalla pressione fiscale e dalla crisi, anche con lo spettro della imminente apertura di nuovi centri commerciali - continuano i commercianti -. Quelli esistenti hanno già provveduto a danneggiare le attività presenti nei centri galluresi, attirando la clientela con l'applicazione di prezzi impensabili per i piccoli commercianti. Non possiamo competere con colossi dotati di risorse economiche impossibili per noi. A fronte di poche assunzioni di personale, i piccoli commercianti e artigiani chiuderanno le proprie imprese nel giro di poco tempo».
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