Bonus scuola 2026, tutte le spese detraibili nel 730: fino a 1.000 euro per studente – Cosa sapere
Restano ammessi iscrizione, frequenza, mensa, gite e contributi scolastici tracciabili, mentre libri e cancelleria restano esclusi
Roma Nel modello 730/2026, riferito ai redditi 2025, le famiglie possono portare in detrazione le spese di istruzione non universitaria sostenute per i figli. La detrazione resta fissata al 19 per cento, ma da quest’anno fiscale cambia il limite massimo su cui calcolarla: per ciascun alunno o studente il tetto sale a 1.000 euro. La novità è stata fissata dalla legge n. 207 del 2024 ed è richiamata anche nelle istruzioni fiscali e nei materiali informativi dell’Agenzia delle Entrate.
Tradotto in termini pratici, il recupero massimo arriva a 190 euro per ogni figlio, contro i 152 euro che derivavano dal precedente limite di 800 euro. L’agevolazione riguarda le spese sostenute per la frequenza delle scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado, comprese le scuole paritarie.
Il beneficio, però, non opera in modo uguale per tutti i contribuenti. Dal 2025 le detrazioni previste dall’articolo 15 del Tuir spettano per intero fino a 120mila euro di reddito complessivo, poi si riducono progressivamente e si azzerano oltre i 240mila euro. Anche questa regola si applica alle spese scolastiche inserite nel 730.
Tra gli importi che possono essere indicati in dichiarazione rientrano non solo le somme versate per iscrizione e frequenza, ma anche i servizi strettamente collegati all’attività scolastica. L’Agenzia delle Entrate ricomprende infatti le spese per la mensa, i contributi obbligatori e quelli volontari deliberati dagli istituti, oltre ai costi per gite scolastiche, assicurazione e altri servizi integrativi connessi alla frequenza.
Condizione essenziale è la tracciabilità del pagamento. Per ottenere la detrazione, le somme devono essere state versate con strumenti che consentano di ricostruire l’operazione, come bonifici, carte, PagoPA, bollettini o altri sistemi equivalenti, e vanno conservati i documenti che attestano sia il pagamento sia la natura della spesa.
Non tutte le uscite legate alla scuola, però, danno diritto allo sconto fiscale. Restano escluse le spese per l’acquisto dei libri di testo e del materiale di cancelleria; fuori anche zaini, astucci e cartelle. Su questo punto le indicazioni diffuse dall’amministrazione finanziaria e dal ministero dell’Istruzione sono esplicite.
Il quadro, dunque, è più favorevole rispetto agli anni precedenti sul fronte del limite di spesa, ma resta rigidamente legato alla tipologia dei costi sostenuti e alla corretta documentazione. Per le famiglie, il vantaggio fiscale cresce, ma solo entro confini ben definiti: 1.000 euro di spesa massima per studente, detrazione al 19 per cento e pagamenti sempre tracciabili.
