Pronto soccorso, la protesta di una famiglia
«Nostro padre, malato di Alzheimer, abbandonato su una barella». L’Asl: «Fatte le cure del caso»
OLBIA. La storia del signor Enzo, raccontata dai familiari è piena di momenti difficili, scanditi dall'Alzheimer. Qualche giorno fa, in una fase peggiorativa della malattia è stato portato da Arzachena al pronto soccorso dell'ospedale di Olbia. I familiari parlano di diverse ore passate «senza le dovute attenzioni». Tutto viene raccontato attraverso una lunga lettera. La storia di Enzo, 74 anni, ex orafo di Milano, malato di Alzheimer fin da quando ne aveva 59 è quella di una persona con una famiglia stretta a lui: la moglie e due figli. Vita difficile per tutti, per Enzo innanzitutto ma riorganizzata. «L'equilibrio precario di questa famiglia, ha traballato dopo un'esperienza umiliante avuta di recente al pronto soccorso dell'ospedale di Olbia - scrivono nella lettera -. Un semplice passaggio di 24 ore dove l'assistenza viene d'un tratto paradossalmente a mancare, può far cadere una famiglia. Ci siamo capitati per via di un repentino peggioramento, dove abbiamo ceduto alla tentazione di far salvare mio padre a terzi, presi dal senso di impotenza davanti a quello che sembrava l'ultimo respiro. Ci eravamo ripromessi sempre di essere noi i medici della situazione; ma, stavolta abbiamo chiesto aiuto. È stato un errore che ci costerà forse un grosso passo avanti per la malattia. Subito controllato con analisi del sangue, visita medica e tac, è stato riposto al centro di un corridoio su una barella corta, piedi appoggiati sul nudo ferro, senza lenzuolo, senza cuscino, senza traversa, senza assistenza, senza un aiuto per cambiare il pannolone, senza acqua, senza un plasil o una pastiglia della sua cura giornaliera, senza cena, senza colazione e senza pranzo in quasi 24 ore di permanenza». Ancora: «Si va all'ospedale affinché persone più preparate prendano in mano la situazione per risolverla o tamponare, e si ritorna a casa stremati dall'umiliazione di aver compromesso un percorso lungo, delicato al caro prezzo di aver spostato la bilancia verso l'avanzare della morte. E' stato straziante aver dovuto riportare a casa il nostro eroe in condizioni peggiori di quando siamo arrivati».
La versione della Asl è diversa. «Il paziente – fa sapere una nota dell’ufficio stampa dell’azienda – è arrivato alle 20 del 27 giugno ed è stato dimesso alle 12 del giorno dopo. L'assistenza è stata data immediatamente. Viste le condizioni è stata fatta unavisita completa. Il paziente è rimasto in un'area barellati attrezzata, uno spazio dove si staziona quando le sale sono occupate: al pronto soccorso, infatti, passano 150 pazienti al giorno. Il signore è stato reidrato tramite flebo e poi dimesso.
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