La Nuova Sardegna

Olbia

Piano portuale, l’escavo della discordia

di Giampaolo Meloni
Piano portuale, l’escavo della discordia

Tempi stretti per lo strumento di programmazione ma restano ancora molti i dubbi sulla necessità dei lavori previsti

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OLBIA. Nasce, anzi, forse rinasce, in versione aggiornata, una nuova locuzione politica, il neocentralismo cagliaritano. Trova conio e fondamento nel consiglio comunale “informale e urgente” convocato dal presidente dell’assemblea civica Vanni Sanna, per cercare di dare una risposta, preferibilmente arginare le tentazioni che si allungano sulla città gallurese attraverso le nuove forme dell’organizzazione geoistituzionale della Sardegna e nazionale: la Asl gallurese diluita in quella nuorese, l’Autorità portuale assorbita da quella di Cagliari e il Piano regolatore portuale che, se non compiuto nelle procedure di valutazione ambientale strategica (Vas) entro il 18 agosto, rischia, come ha paventato il consigliere regionale del Pd Giuseppe Meloni, di essere messo a punto e varato dall’Autorità portuale di Cagliari, che diventerebbe l’unica in Sardegna secondo il disegno di riordino nazionale. «Non si può perdere kl’autonomia del porto», afferma il consigoiere regionale di Fi Giuseppe Fasolino.Per fermare questo “dramma” (secondo la definizione più diffusa negli ambienti della politica locale) è stata convocata la riunione di questa assemblea civica di connotazione speciale.

La strategia chiede e impone tempi. La premessa è che una città che guarda in grande al futuro deve essere capace di costruire fondamenta forti e pilastri robusti. Il Piano regolatore del porto servirebbe a questo, e quindi anche a demolire le ragioni di chi vorrebbe espropriare altri servizi di rilievo primario come il sistema sanitario e prima ancora l’Autorità portuale.

Dallo strumento programmatico quindi si deve partire. Anche perché «dalla portualità olbiese abbiamo grandi aspettative», premette il sindaco Gianni Giovannelli. Sia perché, spiega, sono da considerare le attività storiche della mitilicoltura e sia quelle cresciute con lo scalo, il traffico navale, la compagnia portuale, la nautica. Insomma, una sistema che chiede e deve ottenere sviluppo, ribadisce Giovannelli, che non scorda tuttavia di ricordare: «Il nostro è un porto che soffre».

Da qui la decisione di stringere i tempi per tagliare il traguardo del Prg proposto dall’Autorità portuale. Tempi stretti. «Ma nessuno vuole imporrre nulla», precisa l’ammiraglio Nunzio Martello, commissario dell’Autorità portuale e comandante della Capitaneria. «Siamo qui pert accettare suggerimenti», dice nell’intervento che propone all’assemblea civica convocata in forma “aperta”. Ricorda il valore della nautica da diporto, le esigenze che la navigazione moderna richiede alle capacità infrastrutturali, le dinamiche di crescita economica che un porto rilevante come quello di Olbia può e deve suscitare. Compresa la molluschicoltura: «Nessuno vuole sfrattare queste imprese».

Ma il piano trova argine puntiglioso nelle argomentazioni di Giorgio Spano, presidente della commissione Urbanistica comunale e nome indicato dal consiglio comunale per il prossimo incarico di Autorità portuale. Spanu smonta le indicazioni tecniche riepilogate dall’ingegnere Alberto Noli, coordinatore dell’équipe tecnica che ha realizzato il progetto del quale in aula non si parlava dal 16 aprile del 2010 e da allora ancora non è stata completata la procedura Vas che deve essere presentata al Savi (servizio regionale per la valutazione d’impatto ambientale) entro il 18. «Basta cemento sul golfo», dice in sostanza Spano. Che contesta soprattutto l’opera maggiore della “canaletta”, ossia l’accesso al porto, che comporta un escavo di 8.5 milioni di metri cubi dal fondale che interessa soprattutto l’area prospicente la foce del Padrongianus: fondale con metalli pesanti e inquinanti. I dragaggi, denuncia Spano, costerebbero 380 milioni, e altri 50 sono previsti per realizzare i nuovi denti d’attracco sull’Isola Bianca. «Noi – conclude Spano – vogliamo il Prg e lo vogliamo subito, prendiamo atto della disponibilità dell’Autorità portuale ma chiediamo il ridimensionamento del progetto, anche per salvare le attività tradizionali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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