San Pantaleo, danzano anche le polemiche
SAN PANTALEO. La danza dei malumori. La settimana di eventi per ricordare i 13 morti dell'incendio di Milmeggiu, a San Pantaleo, ha anche lasciato una scia di tensioni. Il motivo è il cambio di...
SAN PANTALEO. La danza dei malumori. La settimana di eventi per ricordare i 13 morti dell'incendio di Milmeggiu, a San Pantaleo, ha anche lasciato una scia di tensioni. Il motivo è il cambio di location dovuto alle proteste di una sola persona. Lo spettacolo di danza, infatti, dal 1990 si è sempre svolto su una sorta di palco naturale in piazza della Chiesa. Da tempo, però, un uomo dichiara di non riuscire a entrare nella propria abitazione a causa degli allestimenti che vengono montati lì. L'uomo è pure ricorso al Tar contro il Comune vincendo in secondo grado. Inutili i tentativi di mediazione. E così, per evitare antipatici episodi durante lo spettacolo, gli organizzatori hanno deciso all'ultimo momento di montare il palco nella parte opposta della piazza. Una scelta che ha causato malumori anche tra il pubblico che la sera del 29 agosto ha trovato un palco meno seducente e una piazza rivoluzionata. E così adesso le associazioni Duezero e protezione civile San Pantaleo, che hanno organizzato l'evento, chiedono scusa agli ospiti. «Ci scusiamo con tutti coloro che hanno provato qualche disagio o inconveniente - scrivono i presidenti Tonino Nieddu e Mario Pinducciu -. A parziale giustificazione ricordiamo i tanti ostacoli che si sono presentati. Alcuni davvero incresciosi e pesanti per chi si è sempre battuto perché la memoria non conosca cedimenti». Poi l'affondo. «Non intendiamo prestare il fianco a chi sceglie di fare prevalere gli interessi personali su quelli della collettività, la quale dopo 25 anni sente il brivido della tragedia e la ferita, mai rimarginata, delle 13 bare allineate sul sagrato della chiesa: proprio là dove si sono sempre tenuti gli spettacoli - continuano -. Rimane comunque la soddisfazione essere riusciti, nonostante tutto, a salvare la memoria e ad assicurare un programma di alto valore artistico». (d.b.)
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