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Olbia

La raccolta dell’uva diventa festa

La raccolta dell’uva diventa festa

Danze, pranzi e canti all’aperto dopo le fatiche: un’abitudine sempre viva

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TEMPIO. “Curagghju bibinnadori, lestru, alzeti li mani! S'iddhera pa li agghhjani la igna punìa fiori». Era un antico e noto canto dedicato a una delle operazioni legate alla vigna ed al vino: "la bibenna"- la vendemmia. Operazione conclusiva, a seguito di tante faticose, protrattesi per l'intera annata, e pertanto da celebrare con allegria. Una festa, con canti e danze e lauto pranzo all'aperto nell'aia della tradizionale casetta dove poco prima era avvenuta la pigiatura dell'uva raccolta tra i filari dagli invitati alla vendemmia. Un quadro, questo, normalissimo fino ad alcuni decenni fa nelle campagne intorno agli originari abitati dei centri dell'Alta Gallura e divenuto sempre più raro ora che la coltivazione dei vigneti e la produzione del vino hanno giustamente assunto dimensioni e carattere industriali. Ma la tradizione della vendemmia all'antica non è morta. Ancora resiste, messa in pratica da qualche amatore che investe nella sua organizzazione e nell'offerta del pranzo a decine di invitati quasi più di quanto la vigna può rendere. E' il caso di Salvatore Brandano "Zancanu" con podere a pochi passi da Tempio e con relativi vigneto e casa, divenuta nel frattempo una sorta di museo dedicato alle antiche attività legate al mondo della vigna ed attività affini. E' qui che anche quest'anno, domenica scorsa, si è fatto allegramente festa per la raccolta dell'uva, anche in vista del suo naturale divenire in vino. (t.b.)

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