Il tribunale: stop alle mine fermi i lavori all’aeroporto
Ricorso dei confinanti, tensione nel cantiere per l’allungamento della pista Alla fine il vicequestore ordina di far brillare solo le cariche già piazzate
OLBIA. La questione è esplosa ieri mattina presto, quando è arrivato un fax che riportava la decisione del tribunale di Tempio di imporre la sospensione dell’utilizzo delle mine alle ditte che per conto della Geasar stanno lavorando all’allungamento della pista dell’aeroporto “Costa Smeralda” e che le volevano utilizzare per sbancare una parte particolarmente resistente della collina della quale è prevista la demolizione. Era l’ennesimo atto di una battaglia legale a suon di ricorsi tra la famiglia Marzano, proprietaria delle aree espropriate per i lavori e delle aree confinanti, e le ditte Novaco (di Sassari) e Ccc (Bologna). Una battaglia che costringerà ora a sospendere i lavori almeno sino al 23 ottobre, quando vi sarà l’udienza per la convalida della sospensione. Nel pomeriggio le mine già innescate sono state fatte esplodere per decisione del vicequestore Fernando Spinicci, il quale ha ordinato di procedere per motivi si sicurezza: la collina da spianare aveva già delle cariche piazzate. Ma d’ora in poi i boati taceranno sino a nuova decisione.
«Lunedì – dice Giannicola Montalbano, responsabile della Novaco – i legali dei Marzano hanno fatto ricorso d’urgenza in tribunale per la sospensione. Martedì il giudice l’ha accolto, e stamattina (ieri, ndc) l’ha notificato». Venuti a conoscenza della decisione del giudice alle 8.30, i responsabili del cantiere sono rimasti sorpresi: le mine erano già pronte per il brillamento. Per tutta la mattina le forze dell’ordine hanno presidiato la zona, sotto gli occhi del rappresentante dei Marzano, Alfio Deiana, e del legale Stefano Deiana. I quali affermavano di essere lì a tutela degli abitanti delle tre case che confinano con l’area, nelle quali da 30 anni risiedono in affitto delle famiglie, le quali temono che l’uso dell’esplosivo a così poca distanza provochi danni.
I residenti, scrutando con preoccupazione gli operai in stand by e i mezzi meccanici spenti, si sono detti stufi di questa situazione. Gavina Mette: «Da due anni sopportiamo di tutto, rumori a tutte le ore, è successo che hanno cominciato a lavorare alle 6, quando qui c’è gente che torna a casa alle 2 di notte e ha necessità di dormire. Ora siamo preoccupati, le esplosioni sono previste a poca distanza dalle nostre case e si deve anche abbattere una roccia che è a pochi metri». Ma Montalbano chiarisce: per quella roccia non è previsto l’uso dell’esplosivo, lavoreremo coi martelli penumatici».
Tutto è rimasto bloccato sino al pomeriggio, con le scatole dei detonatori già pronte e i gatti delle casette confinanti sempre più nervosi. Poi il vicequestore Fernando Spinicci ha preso la decisione: fate saltare le cariche già piazzate e poi stop. E così è stato fatto. «I sismografi hanno stabilito che le scosse provocate sono state inferiori di un terzo al minimo consentito – sottolinea Montalbano, letteralmente furibondo per questo nuovo stop–. Con questa guerra ci stanno creando danni inimmaginabili, ora dobbiamo bloccare tutto per venti giorni e si va anche verso la brutta stagione». Il patron di Novaco spiega che l’uso delle mine è reso necessario dalla presena di un 10 per cento di materiale di una certa durezza che i mezzi meccanici non riescono a smuovere. «La commissione provinciale per l’utilizzo di materiale esplodente – dice – ci ha autorizzato a patto che usiamo cariche di potenziale limitato, in modo da evitare qualsiasi disagio ai residenti. Ma i Marzano avevano già fatto ricorso anche contro questa decisione della commissione di tecnici, che era stata bloccata in primavera per un cavillo burocratico. Forse era il caso che il giudice ci sentisse prima di bloccare tutto, dato che la commissione ha fatto un’analisi attenta della situazione prima di darci l’okay». E la posizione delle ditte è stata corroborata dall’arrivo, sempre ieri, di un decreto del Tar che respinge la richiesta di sospensione dell’uso di esplosivi. Ma ormai è troppo tardi.
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