Edilizia, crollo senza fine: persi 5700 posti di lavoro
Dal 2010 il settore ha subito un crollo verticale. Più di mille le imprese fallite Costa, Filca Cisl: «Inutili anche gli ammortizzatori sociali, pagati dopo due anni»
OLBIA. Disastro edilizia. La fabbrica dei mattoni viene giù silenziosa. Un crollo verticale, rovinoso, che travolge imprese e operai del cemento. I dati della Cassa edile del nord Sardegna danno un quadro desolante. Dal 2010 la crisi ha spazzato via 1062 imprese e 5727 operai. Come quattro vertenze Meridiana. Numeri che fanno paura. Al punto da spingere la Filca Cisl Gallura a parlare di bollettino di guerra.
Crollo verticale. In quattro anni e mezzo la mortalità delle aziende ha raggiunto cifre record. Crescono le croci nel cimitero delle imprese edili, già fragili per dna. Il 70 per cento micro aziende, con dipendenti da 3 a 5. Nel 2010 erano 2.454; nel 2011 sono passate a 2.240; il settore ha retto all’onda nera del 2012 attestandosi su 2025; la crisi ha poi eroso il settore imprenditoriale nel 2013 riducendolo a 1.796. Nel marzo 2014 si contano solo 1.392 imprese. Nel'ultimo semestre il nord Sardegna ha perso 404 realtà imprenditoriali, il 24%.
Alla moria di aziende segue l’emorragia di posti di lavoro. Nel settembre 2010 gli operai registrati alla Cassa edile del nord Sardegna erano 10.699. 9.294 nel 2011. La crisi ha ridotto ancora di più le cifre nel 2012 con 8.282 addetti del settore; nel 2013 erano 6.874; al primo trimestre del 2014 i dipendenti delle aziende del mattone sono 4.942. Solo nell'ultimo semestre, dal settembre 2013 al marzo 2014, la perdita di posti di lavoro è in doppia cifra. -1932 operai, il 28%. Tra il 2012 e il 2013 il calo era stato del 17%.
Precari e irregolari. L'analisi della Filca Cisl fa emergere tutta la fragilità del settore del blocchetto. Su 4942 operai regolarmente assunti solo il 37% lavora tutto l'anno. Il restante 63% indossa il caschetto per la maggior parte per tre mesi, i più fortunati da sei a nove. Al mercato ufficiale del lavoro edile va poi aggiunta il sommerso, l’esercito dei fantasmi senza contratto e contributi.
Rumeni addio. E anche le braccia da cantiere straniere dicono addio alla Sardegna che non offre più lavoro. Nel 2012, su 8882 operai registrati alla Cassa edile oltre 1000 erano rumeni. A marzo 2014 se ne contano solo 511.
Ammortizzatori in ritardo. Ci sono voluti quasi due anni per ottenere il pagamento della mobilità in deroga. «Per le richieste presentate a gennaio 2013 il saldo è stato tra fine agosto e inizio settembre di quest'anno – commenta il segretario della Filca Cisl Alfredo Costa –. Quasi due anni. Un ritardo enorme che, in una situazione di generale mancanza di offerta di lavoro regolare, ha paradossalmente favorito il lavoro nero. Come fa un padre di famiglia ad aspettare un anno e mezzo per ricevere l'indennità. Una tempistica di questo tipo è il fallimento di questa forma di ammortizzatori sociali. Doveva servire per portare lavoratori di serie B sullo stesso piano degli altri. Questi ritardi hanno invece destabilizzato il sistema generando una recrudescenza del lavoro nero».
Politica in prima fila. La Filca Cisl non ha dubbi. «Molte, forse troppe speranze sono state riposte sul cantiere della Olbia-Sassari che però, da solo, non può bastare per risollevare un settore in così grande difficoltà – aggiunge Costa –. La politica può fare molto. Un allentamento del patto di stabilità renderebbe disponibili risorse da spendere subito per i cantieri legate al dissesto idrogeologico. Abbiamo vissuto un dramma il 18 novembre e abbiamo una città da ricostruire, da mettere in sicurezza prima dell'arrivo della stagione delle piogge. Piccoli e grandi cantieri utili alla città e per ridare fiato all’economia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
