La Nuova Sardegna

Olbia

Due dipendenti si barricano a 30 metri

di Guido Piga
Due dipendenti si barricano a 30 metri

Un pilota e uno steward salgono su un traliccio dell’aeroporto: «Non scenderemo prima che i licenziamenti vengano bloccati»

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OLBIA. L’altezza non li spaventa, certo che no. Lì, nel vuoto, sospesi per aria, è come se fossero a casa loro. Perché lì, tra terra e cielo, loro ci vivono da sempre. È la condizione che fa parte del lavoro che si sono scelti: pilota d’aereo uno, assistente di volo l’altro. È anche, volendo, una metafora di quello in cui potrebbero finire: il vuoto di giornate senza più nulla da fare, senza aerei da far volare, senza passeggeri da servire.

“La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare” gli hanno scritto i colleghi su Facebook, riprendendo una canzone di Jovanotti (“Mi fido di te”), che a sua volta si era ispirato a un libro di Kundera (“L’insostenibile leggerezza dell’essere”). E lassù, su un traliccio dell’illuminazione pubblica nei parcheggi dell’aeroporto, alto più di 30 metri, Andrea Mascia (pilota) e Alessandro Santochini (steward) sono saliti per essere più in alto del quarto piano della palazzina della compagnia, quello in cui sta l’ad Roberto Scaramella, e per far sapere via etere (con sms, video, post) che loro vogliono lavorare. Volare. A nome di tutti i 1634 esuberi annunciati dall’azienda dell’Aga Khan, come è scritto in uno striscione. “Perché il lavoro c’è. Solo che ce lo stanno portando via”. Chi? L’amministratore delegato Roberto Scaramella, sott’accusa da solo, senza chiamata in causa dell’Aga Khan. E Air Italy, la seconda compagnia del gruppo cui Meridiana cede rotte e ricavi.

In un primo videomessaggio, al mattino, i due dipendenti appaiono senza volto: «Siamo qui per denunciare l’ennesimo esproprio del diritto al lavoro. Azienda, Regione e Governo debbono dialogare per scongiurare i licenziamenti. Il travaso irresponsabile di attività da una compagnia all’altra è un’operazione maldestra che, in nome del mercato, cancella vite e professionalità».

Le parole trovano conferma qualche ora dopo. Mascia, intorno alle 16,30, filma un aereo Air Italy, un Boeing 737 con livrea Meridiana, volo IG 1120, che atterra a Olbia in arrivo da Roma. Un volo della continuità territoriale scippato a Meridiana, ai suoi lavoratori, secondo i sindacati. Uno dei tanti.

Ne vedranno ancora, di scene così. Ne sono convinti. Avranno tutto il tempo per farlo. Perché loro da quel traliccio non scenderanno fino a quando le trattative, a Roma, non avranno portato a quello che vogliono: il blocco di tutti i licenziamenti. Ci sono saliti alle 5,30 del mattino. «Pensavamo che ci avrebbe visti e bloccati, e invece...». E invece sono installati in quella che è come una testa d’albero di nave, «è nulla è agitato tranne le onde» scrive Melville in “Moby Dick”. Lassù, per loro, l’unica cosa che si muove è il vento, «solo un leggero freschetto» dice Mascia a tarda sera, con il buio. Hanno tutto per resistere in quell’angusto spazio. Due piccole tende, sacchi a pelo, incerate, otto litri d’acqua, cibo, un caricatore per le batterie dei cellulari, e un paranco per portare su, sotto gli occhi delle forze di polizia e dei curiosi, ciò che i loro colleghi gli portano.

La scena è tutta loro, ovvio. Ma a Cagliari altri hanno fatto chiasso davanti al palazzo del consiglio regionale. Li hanno ricevuti il governatore Pigliaru, il presidente dell’aula Ganau, l’assessore ai Trasporti Deriana, i consiglieri galluresi Meloni (Pd) e Fasolino (Fi). «Abbiamo confermato la volontà di mettere in campo ogni azione possibile per scongiurare i licenziamenti. La situazione è molto difficile ma l'attenzione sarà massima» dice un comunicato della Regione.

Subito dopo, un secondo videomessaggio dal traliccio: «Come è possibile, con un mercato in crescita, gettare via esperienze e professionalità? Meridiana creerà disoccupazione, collassando l’economia della Sardegna. Ringraziamo il governatore e l’assessore Deiana per aver ricevuto una nostra delegazione». Deiana poi chiamerà Mascia, 40 minuti di telefonate per dire che la Regione li aiuterà in tutti i modi possibili.

La notte sarà lunga, e la luce del giorno vuole essere quella della fine dell’incubo. Per loro due, per tutti i 1634 esuberi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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