Abusi edilizi nei cimiteri, i cittadini sono parte civile
Hanno perso tutto: i soldi e le tombe pagate a caro prezzo e oggi inutilizzabili Si avvicina il processo per gli indagati: due ex funzionari Asco e un costruttore
OLBIA. Alla vigilia di Ognissanti è giunta alla resa dei conti l’inchiesta sugli abusi edilizi commessi nel cimitero comunale di via Roma e in quello di San Pantaleo. Dopo un anno di lavoro, la procura ha richiesto il rinvio a giudizio di tre persone (Giovanni Zavoli ex dirigente dell’Asco, la società di gestione dei cimiteri, Antonella Zanni, dipendente dell’Asco, Stefano Giuseppe Mibelli, imprenditore edile che ha eseguito i lavori giudicati abusivi) con una serie di accuse che vanno dall'abuso edilizio alla truffa aggravata, dall'appropriazione indebita al falso. Dietro le quinte del processo ci sono il disagio, l’amarezza e la rabbia delle vittime degli abusi, cioè i cittadini che legittimamente avevano acquistato, a caro prezzo, le tombe e che oggi hanno perso tutto. In più, oltre il danno, arriva ora la classica beffa: in quelle tombe (che non sono sequestrate) le famiglie non possono tumulare i loro cari defunti. È accaduto l’altro ieri con l’imbarazzo, a funerale in corso, di non poter effettuare la sepoltura nella tomba di proprietà.
Le vittime della truffa del cimitero sono numerose, ma non tutte hanno scelto di uscire allo scoperto. Troppo forte l’amarezza e l’imbarazzo nel trovarsi coinvolti in una vicenda che ha dell’incredibile. Cinque di loro si costituiranno parte civile al processo, assistite dall’avvocato Giampaolo Murrighile. Parte lesa si è proclamata anche l’amministrazione comunale che pure potrebbe costituirsi in giudizio per il risarcimento dei danni. Le vittime puntano l’indice accusatore la macchina della truffa guidata, secondo l’accusa, da Giovanni Zavoli, l'ex dipendente dell'Asco, ma per tutti il direttore, che ha venduto le tombe costruite senza regole. «L’amarezza è tanta – dice l’avvocato Murrighile – i cittadini e solo loro sono le vere vittime di questa vicenda. Hanno acquistato dei loculi con grande sacrificio. Molti hanno preferito comprarsi la tomba e magari rinunciare alla casa. C'è qualcuno che ha fatto il prestito in banca. E c'è chi ha speso più di 30mila euro. Ora si trova con un loculo abusivo e quasi guardato con sospetto dalle altre persone».
L’inchiesta risale all’inizio dell’anno scorso. Era stata la polizia locale, guidata dal comandante Gianni Serra, a scoprire che per due anni erano state realizzate tombe abusive nel vecchio cimitero comunale di via Roma e in quello di San Pantaleo. Spesso le palazzine di loculi venivano costruite nello spazio lasciato rimasto libero tra due costruzioni. Ci sono cinque casi documentati dalle indagini degli agenti, e lo stesso ex direttore dell’Asco, Zavoli, 51 anni di Modena, difeso dall'avvocato Angelo Merlini, alla fine ha riconosciuto le proprie responsabilità e ha collabora con il sostituto procuratore Roberta Guido.
Resta lo smarrimento delle vittime che ancora oggi si trascina da un funerale all’altro, esattamente come è accaduto l’altro ieri. «Noi abbiamo pagato – dicono – abbiamo le ricevute, il contratto. Il terreno su cui è stata costruita la tomba è nostro. Il nostro interlocutore era il Comune e non avevamo alcun motivo per avere qualche dubbio, poi abbiamo scoperto il raggiro. Siamo i danneggiati, e ora ci troviamo al centro di una vicenda, di un processo e di un clamore che fanno male. Ci lascino almeno le tombe». (red.ol.)
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