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Olbia

Mela: accorpare le Asl, i perché del “no”

Mela: accorpare le Asl, i perché del “no”

Parla il primario di chirurgia dell’ospedale Giovanni Paolo II: «Ci sarebbero risvolti negativi anche per il nuovo Mater Olbia»

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OLBIA. Il paventato accorpamento dell’Asl di Olbia a quella di Nuoro nel quadro della riorganizzazione della sanità regionale avrebbe effetti disastrosi per un settore che nei decenni è stato ampiamente penalizzato per quanto riguarda le strutture cittadine. Lo sostiene Peppino Mela, direttore del reparto di Ortopedia all’ospedale Giovanni Paolo II, che si inserisce nella grande discussione in atto e spiega il motivo per cui si deve assolutamente impedire una “unione a freddo” come quella ipotizzata. E argomenta: «La città di Olbia (unica sarda in crescita: porto, aeroporto, attività turistiche rilevanti, industrie produttive, distretti del granito e del sughero, pesca, diportismo, cantieri navali, cantine vinicole) e il suo territorio presentano delle peculiarità in grado di offrire lavoro a tutta l'isola. Naturalmente – dice –, tutte quelle prerogative di lavoro richiedono sostegno e collaborazione di vario genere, ma necessitano soprattutto della garanzia di servizi efficienti che, in questo momento, Olbia e in generale il territorio, non sono in grado di garantire esaustivamente».

Sottodimensionato. Mela afferma che «l'ospedale Giovanni Paolo II si trova infatti nella condizione di erogare solamente i servizi di un normale, semplice, ospedale di base. Le unità operative sono meno di quelle di altri ospedali della Sardegna che danno servizi a un numero minore di abitanti, dove i flussi sono di misura insignificante (si pensi che San Teodoro e Porto San Paolo per un terzo dell'anno hanno il doppio degli abitanti di Nuoro o Oristano), localizzati in territori che non possiedono certamente le caratteristiche distintive e le aspettative di crescita, un valore reale per tutti i sardi, della città di Olbia». E ricorda che «l’ex San Raffaele venne infatti a suo tempo programmato per sopperire a una intollerabile mancanza di posti letto (con 1.7/mille Olbia risulta ancora oggi la più povera d'Italia) e a una carenza, inaccettabile per le specificità locali, di servizi sanitari».

Disegno politico. La sanità di Olbia – prosegue Mela – è stata, per tanto tempo, «tenuta ai margini per un disegno politico inequivocabile. Anche la politica regionale ha sempre deciso percorsi, programmatici ed organizzativi, che sancivano il fatto che ad Olbia, oltre le specialità di base, non spettasse niente altro. Se mai si fosse programmato un reparto di neurologia, di oculistica, di otorino o di urologia, naturalmente si sarebbe reso necessario ridimensionare quelli di altri ospedali, per cui si riteneva più conveniente soprassedere. Altrove si poteva, per decenni, realizzare quello che si voleva, a Olbia, solamente quelle parti di sanità che non potessero danneggiare minimamente altri ospedali. E infatti, per 30 anni, gli olbiesi sono anche nati altrove».

Vantaggi dalle inefficienze. Ancora: «Anche solo ipotizzando, come successo, un'ortopedia o una pediatria al Mater Olbia, se ne discute animatamente in tutti i consessi politici ed amministrativi, si riempiono colonne giornalistiche di rabbiosi e preventivi dissensi. Si può facilmente immaginare – dice Mela – quante negatività si realizzerebbero per la sanità olbiese se la Asl venisse accorpata a quella di Nuoro o di Sassari, come prospettato. Naturalmente, non si legge di allarmismi che impensieriscano i cittadini o gli operatori sanitari di Nuoro, o Sassari. La verità è che diversi ospedali traevano enormi vantaggi dalle inefficienze della sanità di Olbia. Gli stessi ospedali presentavano, e presentano, esuberi di personale e di strumenti giustificati solamente dalle esiguità delle disponibilità nell'ospedale di Olbia. Inefficienze e deficienze che servivano, in pratica, a sanare le sovradotazioni altrui».

Autonomia necessaria. Oggi, il Giovanni Paolo II, per le caratteristiche strutturali, per la funzione che svolge, per i numeri che eroga, «può essere considerato, finalmente, un ospedale di tutto rispetto – dice Mela – . La fuga di malati è notevolmente diminuita e alcuni reparti possono anche vantare importanti indici di attrazione di pazienti provenienti da altri territori della Sardegna. I termini di collaborazione che si instaureranno, si spera nel breve periodo, con il Mater Olbia, serviranno a garantire tutti i servizi necessari al territorio e, naturalmente, a determinare l'innalzamento di tutti gli standard, fino all'eccellenza promessa dai responsabili della nuova struttura. Perché questo programma continui il naturale percorso, si ritiene assolutamente necessaria la conservazione dell'autonomia della Asl di Olbia».

I rischi. «Se questo non avvenisse – conclude Mela – , si verificherebbero inevitabili risvolti negativi riguardanti non solo la funzionalità dell'ospedale pubblico, ma anche quella del Mater Olbia. Ed è per questo che tutta la classe politica locale, di qualsiasi appartenenza, unitariamente, dovrebbe pretendere, con tutte le sue forze e con estrema determinazione, la sua riconferma. L'accorpamento a un'altra Asl rappresenterebbe la fine indubbia di un sogno che sembrava stesse per avverarsi».(red.ol.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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