OLBIA. Il ciclone Cleopatra investì la Gallura il 18 novembre del 2013, e da allora le tante inchieste aperte dalla magistratura hanno fatto segnare soltanto deboli progressi. Il principale fascicolo processuale, quello sulle 13 morti di Olbia e Arzachena e le devastanti conseguenze dell’alluvione, era già stato chiuso, nell’agosto scorso, dal procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi, che aveva chiesto il rinvio a giudizio dei sindaci di Olbia e Arzachena colpite dal nubifragio e di quattro funzionari comunali.
Il voluminoso carteggio è ritornato in Procura dagli uffici del gup per l’identificazione e la citazione di innumerevoli parti lese, a partire dai parenti delle tantissime vittime dell’alluvione. I carabinieri di Olbia stanno lottando contro il tempo per completare l’elenco prima della scadenza naturale dell’indagine, che per procedura penale dura un anno.
Il secondo dossier riguarda il crollo sulla provinciale numero 38 Olbia-Tempio nel tratto di Santa Lucia, a Monte Pinu. Tre i morti – il pensionato Bruno Fiore, la moglie Sebastiana Brundu e una parente della coppia, Maria Loriga, tutti residenti a Tempio.
Il terzo fascicolo, la vera araba fenice di queste mastodontica inchieste, dovrebbe finire archiviato. Riguarda la costruzione selvaggia di abitazioni nelle vicinanze o a ridosso dei canali di scolmo, gli indagati sono 108.