Scala mobile difettosa? La perizia è severa
Le indagini sulla morte di un pensionato al Giovanni Paolo II per una caduta dal macchinario utilizzato
OLBIA. La perizia dell’ingegner Salvatore Gianino su quella maledetta scala mobile è stata consegnata al pubblico ministero Roberta Guido che coordina le indagini sulle cause che hanno portato alla morte del pensionato novantenne Nicola Desini. L’uomo cadde rovinosamente dalla scala mobile installata all’interno dell’ospedale Giovanni Paolo II il 10 luglio dello scorso anno. Una caduta fatale su una scala il cui malfunzionamento era già stato segnalato da pazienti e loro familiari. Il pm aveva deciso dunque di affidare nel marzo scorso, a un esperto la perizia per controllare minuziosamente tutti gli aspetti relativi alla scala mobile: dalla fabbricazione alla vendita, dall’installazione al collaudo. E la perizia, consegnata nei giorni scorsi e ora al vaglio del magistrato inquirente, pare essere severa nei confronti dell’Asl2, i cui vertici, per un atto dovuto, sono iscritti nel registro degli indagati.
La perizia dell’ingegner Gianino consta di 120 pagine, in cui il perito scelto dal magistrato elenca una serie di problemi rilevati sul macchinario installato all’interno del nosocomio. Vengono rilevate tantissime carenze nella scala mobile, secondo quanto sottolineato dall’avvocato della famiglia del pensionato deceduto per le conseguenze della rovinosa caduta.
«Carenze – dice l’avvocato Nicola Di Benedetto – sia in tema di difformità rispetto alla normativa comunitaria, sia sulla normativa relativa alla costruzione di questo tipo di macchinari- Ci sono, secondo il perito, vizi di progettazione. Ad esempio è sbagliata l’inclinazione della scala mobile, mentre lo stop and go ha alcuni difetti che producono una partenza rapida della scala, favorendo la perdita dell’equilibrio».
«Ci sono – prosegue il legale che difende gli interessi del la famiglia Desini – , secondo quanto rilevato dal perito, responsabilità rilevate su produzione, fabbricazione, vendita e anche collaudo della stessa». Ora l’incartamento è nelle mani del pubblico ministero che valuterà come la vicenda giudiziaria dovrà proseguire.
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