La Nuova Sardegna

Olbia

NUOVO ANNO ACCADEMICO

I grandi numeri dell’Euromediterraneo

di Giuseppe Pulina
I grandi numeri dell’Euromediterraneo

TEMPIO. 73 iscritti, un numero di laureati che cresce di anno in anno e 14 nuove immatricolazioni. Sono questi i numeri con i quali l’Istituto Euromediterraneo affronterà il nuovo anno accademico...

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TEMPIO. 73 iscritti, un numero di laureati che cresce di anno in anno e 14 nuove immatricolazioni. Sono questi i numeri con i quali l’Istituto Euromediterraneo affronterà il nuovo anno accademico ufficialmente iniziato ieri con una cerimonia d’inaugurazione alla quale ha partecipato anche il sottosegretario alla Cultura e al Turismo del governo Renzi, Francesca Barracciu.

Come il vescovo della diocesi, monsignor Sanguinetti, che ha celebrato la messa e chiuso i lavori del convegno, la sottosegretaria Barracciu ha sottolineato, nel suo intervento, i meriti di un Istituto che, nel nome di un nuovo umanesimo, si propone di coniugare saperi di diverse matrici in un’ottica ispirata al confronto interculturale. Una prospettiva da mandare avanti anche per contribuire con gli strumenti della cultura ai grossi problemi del territorio, uno dei quali è l’emergenza ambientale che solo un anno fa, con il nubifragio abbattutosi su Olbia e la Gallura, ha toccato uno dei suoi livelli di massima allerta. Di questa ha fatto parola anche il direttore dell’Istituto, don Raimondo Satta, che ha individuato un altro versante critico della questione nella salvaguardia del patrimonio ambientale da parte di chi, più di tutti gli altri, ha il compito di farsene garante.

«I giovani - ha, allora, dichiarato don Satta, rivolgendosi, in particolare, ai tanti studenti presenti nell’aula Paul Poupard in cui si è tenuta la cerimonia di inaugurazione - potranno essere la nostra coscienza più critica di fronte alla storia adulta a volte ambigua». Un messaggio simile a quello che si può leggere spesso nelle opere di Edgar Morin, filosofo francese citato da Aldo Natale Terrin nella sua lezione magistrale.

Richiamandosi a Morini, Rifkin, Damasio e Bateson, Terrin ha illustrato il legame che può stringere in una sola entità sacro e natura. Non si tratterebbe di ammettere con vuota devozione la sacralità della natura, ma di capire, piuttosto, questo legame inscindibile. «Il sacro conserva il senso del mistero e protegge». Questa protezione verrebbe esercitata nei confronti di quell’ideale cartesiano di ragione a cui tutto sembrerebbe consentito. E che porta l’uomo, come direbbero gli antichi greci, a peccare di hybris e cioè a essere tracotante verso la natura.

«Quello che era una volta la teologia medievale - ha dichiarato Terrin -, lo è l’ecologia dei nostri giorni, un sapere che connette tanti altri saperi, facendoci capire che nel mondo non c’è cosa che non conti. Oggi c’è tanta attenzione per l’ambiente, ma un’ecologia del privato non basta». Come dire che fitness, giardinaggio e raccolta differenziata sono sì delle buone cose, in molti casi irrinunciabili, ma non possono bastare per salvare il mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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