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Olbia

«Ma i colpevoli devono pagare»

«Ma i colpevoli devono pagare»

La figlia della donna annegata in casa a Olbia

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OLBIA. Il tempo non è stato un balsamo per la sua ferita dell'anima. Le urla di aiuto della madre le pulsano nella testa ogni giorno. Il pensiero di quei 40 minuti di solitudine e disperazione sono una sofferenza che non le dà tregua. Antonella Casalloni è una delle sei figlie di Anna Ragnedda, 83 anni. L'anziana signora è morta annegata nel letto della sua casa di via Lazio, nel cuore della città. L'acqua ha invaso l’ abitazione al piano terra. La signora Ragnedda, inferma, è rimasta sola con la sua fede ad affrontare la morte, abbandonata anche dalla badante. Una morte per la quale la famiglia Ragnedda-Casalloni invoca giustizia. «A distanza di un anno il dolore è sempre fortissimo – dichiara Antonella – . L'unica cosa che dà forza a me e alle mie sorelle è la speranza che i responsabili siano puniti. Crediamo nella giustizia e chiediamo sia fatta giustizia. In tempi brevi. È già passato un anno. Il nostro più grande rammarico è vedere che chi il 18 novembre non è stato in grado di mettere in sicurezza la città ricopra ancora incarichi istituzionali». Antonella sul viso porta i segni della rabbia e del dolore. Ma ancora di più li porta nel cuore. «Non c'è giorno in cui non pensi a mamma – racconta tra le lacrime –. Un'ora prima che si scatenasse l'inferno ero a casa sua. Le avevo portato delle medicine». Antonella torna indietro con la memoria. È il 18 novembre 2013. Le nuvole cominciano a scaricare secchiate d'acqua dal pomeriggio. Saluta la mamma con un bacio e sale in auto. In via Lazio ci sono già alcune decine di centimetri d'acqua. Ma per chi vive in quella zona non è una novità. Alle 18 Antonella è nella sua casa di zona Bandinu. Riceve la telefonata della badante. L’acqua è già alta nell’abitazione di via Lazio. «Chiamo il 118, il 113, la protezione civile, le mie sorelle. Urlo che mia madre ha bisogno di aiuto. Mi faccio accompagnare da un amico in macchina. Le mie sorelle si attivano alla ricerca di aiuto. A metà strada trovo un fuoristrada della protezione civile. Lo fermo e mi faccio portare in via Vittorio Veneto». La città è già sott'acqua. Il buio è spezzato dalle luci blu delle sirene. Olbia è sospesa in un silenzio surreale. «Prima ho cercato di farmi portare fino a casa di mamma con una ruspa, poi sono salita su un gommone della protezione civile, grande come un canotto per bimbi – afferma –. Poi la notizia. I soccorsi erano arrivati. Ma mamma era annegata. Per 40 minuti, dopo che la badante era andata via presa dal panico, ha urlato, ha chiesto aiuto». Antonella punta il dito contro le istituzioni. «È uno scandalo che una casa al centro di Olbia, in regola, con l'abitabilità, sia finita sotto un metro e mezzo d’ acqua. Mia madre si sentiva sicura lì. Non aveva mai accettato di trasferirsi a casa mia o delle mie sorelle. E nessuno sapeva che quella zona fosse a rischio. La mia famiglia chiede giustizia giustizia, giustizia. E non ci fermeremo fino a quando non l’avremo ottenuta. Solo quello potrà dare un po’ di sollievo al nostro dolore». (se.lu.)

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