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Olbia

riscontri allargati su quattro aree

Tutti i casi aperti nel Nuorese vicini a una svolta

di Pier Luigi Piredda

NUORO. La Procura di Nuoro ha quattro fascicoli aperti sull’alluvione del 18 novembre. Ma a distanza di un anno qualcosa potrebbe chiudersi a breve. In questi giorni, infatti, il procuratore della...

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NUORO. La Procura di Nuoro ha quattro fascicoli aperti sull’alluvione del 18 novembre. Ma a distanza di un anno qualcosa potrebbe chiudersi a breve. In questi giorni, infatti, il procuratore della Repubblica, Andrea Garau, e i sostituti, che indagano sui danni causati dal Ciclone Cleopatra, stanno esaminando le ultime carte e non è improbabile che presto possano emergere clamorose novità. Del resto, anche nelle scorse settimane, l’elicottero della polizia ha sorvolato le zone più martoriate dall’alluvione, raccogliendo ulteriore materiale video-fotografico che dovrebbe essere inserito nei vari fascicoli aperti.

Il primo filone d’inchiesta della Procura nuorese è relativo al crollo della spalletta del ponte di Oloè, lungo la strada Dorgali-Oliena, in cui perse la vita l’agente di polizia Luca Tanzi. Un crollo e una ricostruzione sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati nuoresi, che hanno affidato a un’equipe di consulenti tutti i rilievi tecnici per cercare di appurare quali siano state le cause che hanno provocato il cedimento improvviso di quella parte del ponte che collega la strada con il primo pilone. È sicuramente il fascicolo più delicato visto che in quel crollo è morto un poliziotto e sono rimasti gravemente feriti altri tre agenti, che a distanza di un anno, non sono ancora rientrati al lavoro a causa della gravità delle lesioni e dello shock riportato in quell’occasione.

L'altro filone di indagine riguarda l'esondazione del Rio Posada a Torpè, che portò alla morte di Maria Frigiolini, 88 anni, l’anziana di Torpè raggiunta dalla piena nella sua abitazione al piano terra.

I due restanti fascicoli aperti dalla Procura di Nuoro sono centrati sulla zona di Bitti martoriata dall’alluvione. Il primo è relativo alla vicenda di Giovanni «John» Farre, l’unico disperso del Ciclone Cleopatra. Dell’allevatore di Bitti non è mai più stata trovata traccia dopo che la furia delle acque se l’era portato via mentre cercava di salvare il bestiame in un piccolo podere nelle campagne di Onanì. Il figlio si era salvato restando aggrappato ai rami di un albero fino all’arrivo dei soccorsi. L’inchiesta sulla scomparsa è ancora in corso, anche perché i consulenti della Procura di Nuoro stanno ancora lavorando sulla voluminosa documentazione raccolta da investigatori e tecnici dei vigili del fuoco e della Forestale.

Infine, c’è il fascicolo riguardante la strada Bitti-Sologo, quella che collega Bitti, Onanì e Lula e il cedimento del ponte sul rio Sologo a Galtellì. Danni che sono ancora ben visibili e per i quali i lavori in certi casi non sono ancora cominciati. Tanto che il piccolo paese di Onanì è ancora isolato ed è raggiungibile solo attraverso un percorso lungo e tortuoso.

Ma finora non ci sarebbe nessun indagato. I reati ipotizzati sui quali la Procura di Nuoro sta portando avanti le indagini sono disastro e omicidio colposo. Ormai, quasi tutti i tasselli delle varie inchieste dovrebbero però essere stati sistemati al loro posto e non è improbabile che proprio allo scadere dell’anno dall’alluvione possano esserci svolte giudiziarie. Il procuratore Andrea Garau mantiene il massimo riserbo, ma è sua intenzione concludere entro l’anno tutte le inchieste.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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