Vargiu racconta gli anni di scuola
Per l’autore è un viaggio nel suo passato fra i banchi. Domani la presentazione
TEMPIO. È un libro di memorie, necessariamente autobiografico, ed è, quindi, anche un romanzo. Uno di quei romanzi che agiscono come uno scandaglio luminoso raccontando storie che vanno oltre le personali vicissitudini del protagonista. È quanto accade nell’ultimo lavoro di Bruno Vargiu, autore e protagonista di “La scuola che ho fatto”, libro da pochi giorni reperibile negli scaffali delle librerie dell’isola edito dall’associazione culturale “Chi è di scena”. Non è la prima fatica letteraria di Vargiu, reduce dal successo di “Via Mannu”, altro libro autobiografico da cui è stato ricavato anche un cortometraggio. Proprio la buona accoglienza di “Via Mannu” crea non poche aspettative intorno al nuovo libro, in cui l’autore, insegnante di francese in pensione, racconta un lungo scorcio di vita della Tempio della metà del secolo scorso.
La prima presentazione in pubblico dell’opera di Vargiu sarà fatta domani (ore 18) nella sala convegni dell’ex convento degli Scolopi. A parlare con l’autore di letteratura, scuola e storia tempiese ci sarà Tomaso Panu, un altro grande esperto della materia. Ricco di immagini e di preziosi documenti riprodotti in forma di foto, il libro di Vargiu conquisterà facilmente il lettore tempiese che vorrà ripercorrere con la memoria la storia di una comunità che è cambiata non poco negli anni. Come lascia intendere il titolo, si tratta degli della formazione e delle grandi scoperte intellettuali di un giovane (gagliardo e, a volte, estremamente cocciuto e determinato) tempiese che ha fatto esperienza di quasi tutte le scuole della città. Soprattutto come studente, per via di un percorso a volte accidentato, ma anche come insegnante. Si va così dai ricordi dell’asilo delle suore ai primi corsi di ragioneria istituiti a Tempio. E tra un’estremità e l’altra tante avventure che Vargiu sa raccontare sotto forma di gustosi aneddoti. Tra questi la quasi leggendaria figura del maestro Carlo Floris, uno di quei professionisti della didattica che inducono a riflettere sulla scuola sempre in termini positivi. Destinato al liceo ginnasio diretto allora da Bernardo Sansan, altra memorabile figura della Tempio di 70 anni fa, Vargiu frequenterà solo per un anno quella che era allora l’unica scuola superiore della città. Sarà infatti uno dei primi iscritti della Ragioneria, scuola che aprirà i battenti nel ’59. Gli studenti erano un’ottantina e la scuola che li ospitava era stata ricavata all’interno del convento francescano di S. Giuseppe.
In pochi anni, come ricorda Vargiu, questa moltiplicò i suoi iscritti. Di questi compagni di scuola, diventati negli anni anche solide frequentazioni, Vargiu giustamente non ricorda solo i nomi. (g.pu.)
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