La Nuova Sardegna

Olbia

Gli alieni? Sono piante esotiche invasive

di Alessandro Pirina
Gli alieni? Sono piante esotiche invasive

L’Area marina protetta e il Comune presentano il progetto per debellare le specie più dannose

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OLBIA. Tavolara dichiara guerra agli alieni. L’Area marina protetta e il Comune hanno unito le forze nel Progetto life per debellare le specie vegetali esotiche invasive che rischiano di mettere a repentaglio la salute del paradiso ambientale. Un’iniziativa che ieri ha richiamato nella sede della Amp addetti ai lavori e appassionati di verde, curiosi di conoscere il regolamento dell’Ue che disciplina le varie specie esotiche di interesse comunitario. A fare gli onori di casa il direttore dell’area marina protetta, Augusto Navone, e l’assessore all’Ambiente, Giovanna Spano, mentre è toccato a Giuseppe Brundu, docente dell’università di Sassari, entrare nel dettaglio del progetto. «La questione è di grande attualità – spiega il docente –. Ogni giorno leggiamo notizie su questi problemi, dal punteruolo rosso alla zanzara tigre, dalle nutrie ai bacini d’acqua. Per questo la Ue è voluta intervenire con un provvedimento che obbligherà gli stati a imporre lo stop all’introduzione di quelle specie animali e vegetali esotiche che rischiano di provocare seri danni al territorio. In attesa che questi divieti diventino definitivi, però, occorre iniziare ad applicare norme di buona condotta per la prevenzione». Brundu racconta di come già in diverse regioni esista una black list di piante e animali, per esempio in Lombardia, mentre in Sardegna è stato fatto un censimento dalla università di Sassari. «Da noi sono presenti circa 900 specie esotiche, ma solo una minima parte è dannosa – spiega –. Non più del 10 o 15 per cento». Tra le più pericolose nell’isola c’è il carpobrotus, più conosciuto come “fico degli ottentoti”, originario del Sudafrica, presente nel Mediterraneo da tempo. Una specie aliena che siamo abituati a vedere negli spot e nei cartelloni pubblicitari dell’isola. «In realtà è una pianta pericolosissima che cresce sulle dune di sabbia – continua Brundu –, va a coprire il 100 per cento del suolo e non lascia spazio alle altre piante. E anche dopo la sua eradicazione blocca la vegetazione spontanea per diversi anni. Fortunatamente di carpobrotus a Tavolara non ce n’è tantissimo e la sua rimozione è dunque fattibile. Ora quelle porzioni di dune saranno ripristinate e diverranno habitat per le specie protette dalla Unione europea”. Diverso è il caso delle palme, specie esotica presente da tempo nel Mediterraneo. «Un tempo queste piante si erano adattate molto bene al nostro territorio, perché indistruttibili, resistenti a tutto. Oggi non è più così. Il punteruolo rosso sta dimostrando che anche le palme sono a rischio».

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