Tre tecnici nei guai per il Pai fantasma
Chiusa l’inchiesta: contestati i reati di omissione e abuso in atti d’ufficio, falso e calunnia. Archiviazione per i politici
OLBIA. Clamorosa chiusura dell’inchiesta avviata dalla Procura gallurese sul Pai fantasma di Olbia. Sotto inchiesta erano finiti nove tra professionisti, tecnici comunali e amministratori, ma il procuratore Domenico Fiordalisi ha ribaltato le conclusioni investigative alle quali erano giunti gli uomini del corpo forestale, incriminando per calunnia il professionista agrigentino Michele Territo accusato di aver «incolpato ignoti d’aver apposto firme false su tavole ed elaborati che permettevano di individuare le aree a rischio idrogeologico del comparto urbano di Olbia e delle frazioni costiere». Il procuratore Fiordalisi ha così chiuso l’inchiesta sul Pai fantasma per il quale restano indagati Giovanni Antonio Zanda, già capo del settore urbanistico del Comune, l’attuale dirigente dello stesso settore Costantino Azzena e Michele Territo, appunto, il professionista incaricato della redazione del Piano.
Una archiviazione si profila invece per l’impiegato Antonio Marongiu (che avrebbe ricevuto gli atti del Pai dalle mani di Territo), del presidente della commissione urbanistica comunale Giorgio Spano, dell’assessore all’Urbanistica Carlo Careddu e del sindaco Gianni Giovannelli, inizialmente individuati quali responsabili della mancata applicazione del Pai allo strumento urbanistico di Olbia. Michele Territo, stando agli atti della procura della Repubblica, non avrebbe «adempiuto agli obblighi dettati dal contratto di convenzione per la redazione del Pai di Olbia laddove si impegnava a consegnare gli atti entro i sei mesi previsti dalla convenzione firmata nel 2008 e in quanto soltanto nel 2011 consegnava lo studio generale per la macroarea di Murta Maria, ovvero una minima parte del lavoro commissionatogli. Lavoro destinato a ovviare un comune pericolo di alluvione dei centri abitati come quello poi effettivamente verificatosi a Olbia il 18 novembre 2018». Per Giovanni Antonio Zanda uno dei capi d’imputazione parla di abuso d’ufficio (art. 323 del codice penale) per aver, nella sua qualità di dirigente del settore urbanistico «procurato a Michele Territo un ingiusto vantaggio patrimoniale omettendo di vigilare sul lavoro e di intimare al Territo di depositare gli studi oggetto della convenzione per la quale aveva già ricevuto l’anticipo di 48 mila euro». Giovanni Zanda, Costantino Azzena e Michele Territo sono anche accusati, in concorso tra loro, di rifiuto e omissione in atti d’ufficio perchè «pur consapevoli dell’importanza per la città di Olbia della redazione dell’adeguamento del Puc al Piano di assetto idrogeologico (Pai), omettevano di vigilare e far rispettare i termini per la presentazione dello studio, che avrebbe consentito di conoscere con chiarezza le zone soggette a rischio idrogeologico della città, mitigando il pericolo alluvione».
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