La Nuova Sardegna

Olbia

Il carcere vive la magia del palcoscenico

di Giuseppe Pulina
Il carcere vive la magia del palcoscenico

Tutto pronto per l’inaugurazione del Teatro dello Scambio. Primo appuntamento il 30 dicembre

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TEMPIO. È tutto pronto per l’inaugurazione del “Teatro dello scambio”, l’evento clou della programmazione culturale natalizia del carcere di Nuchis. Tutto avverrà con il classico cliché della rappresentazione teatrale. In questo caso sarà duplice, perché due sono le date programmate: il 30 dicembre e il 3 gennaio.

L’attesa, all’interno della struttura penitenziaria, è comprensibilmente forte. Con l’apertura ufficiale del teatro si corona un sogno e si porta a compimento un progetto che ha richiesto tante energie: da quelle finanziarie, necessarie per provvedere alle spese, a quelle professionali di esterni e detenuti, senza la cui generosità tutto sarebbe oggi ancora in alto mare. Ma ci sono volute anche la caparbietà della direttrice dell’Istituto, Carla Ciavarella, e del suo staff (il comandante Piero Masciullo, la dottoressa Marianna Madeddu e l’équipe di educatori) per infondere l’entusiasmo necessario. Guai, poi, a dimenticare il ruolo fondamentale di Alessandro Achenza, che nella realizzazione del progetto ha messo anima e corpo, tant’è che è grazie a lui, all’associazione Trait d’Union di cui è presidente, al responsabile Mof, Raimondo Nurra, e a due determinatissimi ospiti della struttura (Vincenzo Fasano e Antonio Pagano), che, lavorando duro per otto ore al giorno e ininterrottamente per un mese, tutto può dirsi ora a posto. È stata davvero una grande impresa e grande sarà la sorpresa di chi, assistendo il 30 dicembre all’inaugurazione (entrambi gli spettacoli inizieranno alle 19), vedrà l’opera compiuta.

Utilizzando al massimo la capienza della struttura, vi potranno trovare posto 170 spettatori, per la metà detenuti, per il resto ospiti esterni. Fra le tante autorità, compreso il vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias, monsignor Sebastiano Sanguinetti, che presenzierà all’inaugurazione, non dovrebbe mancare il sindaco di Golfo Aranci, la cui amministrazione ha concretamente dimostrato di credere nel progetto. Ma perché “Teatro dello scambio”? Lo spiega in un certo modo Achenza: «Nelle fasi di ultimazione del teatro - dichiara - sono state impiegate maestranze, professionalità e attività commerciali della città». Vale a dire che il carcere ha offerto delle opportunità economiche alla città e che se è vero che l’uno si attende di ricevere non poco dall’altra, questo è anche in grado di ricambiare le attenzioni che può ricevere. Il classico "do ut des", in poche parole, per un progetto che, come si può dire in questi casi, va ben oltre il perimetro delle mura in cui è materialmente contenuto. Le pièce che verranno rappresentate vedranno protagonisti anche alcuni attori del “Contenitore delle arti”, compagnia teatrale che fa sempre capo ad Alessandro Achenza. Un impegno totale di cui Achenza, forse per risolvere anticipatamente possibili malintesi, tiene a sottolineare le ragioni: «Non sono entrato nel teatro per assolvere la classica mansione da cittadino coscienzioso; non è questo che ha mosso i miei passi; ho voluto, piuttosto, dare valore a un progetto che si propone di arricchirci tutti attraverso le nostre reciproche differenze».

Fa così riflettere anche il titolo del progetto che richiama una nota canzone di Gaber: "La libertà non è uno spazio libero". Verità incontestabile, che accomuna sottilmente due mondi (quello dei carcerati e quello di chi è fuori) che tendono solitamente ad escludersi e che ora, grazie alla magia di un palcoscenico, potranno provare a sentirsi meno distanti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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