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Crisi di Meridiana, arriva un altro anno di cassa integrazione

di Guido Piga
Un Md di Meridiana all'aeroporto di Olbia
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Un Md di Meridiana all'aeroporto di Olbia

Firmato a Roma l'accordo (disponibile nell'articolo) per salvare i 1800 dipendenti della compagnia aerea di Olbia. Soddisfazione di azienda, Governo e sindacati. Cgil, Cisl e Uil: "Ora il rilancio".

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OLBIA. I 1800 dipendenti di Meridiana (il 60% dei quali sardi) sono salvi. Almeno per un altro anno. A Roma l'azienda e i sindacati hanno firmato l'accordo che estende di altri 365 giorni la cassa integrazione per i dipendenti (piloti, assistenti di volo, amministrativi) della compagnia aerea di Olbia e per quelli dell'hangar.

L'intesa, patrocinata dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e dal sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova, ha avuto il via libera dell'azienda dell'Aga Khan, che si è impegnata ad anticipare la cassa integrazione ai propri dipendenti (in attesa del rimborso dell'Inps) e a bloccare, nel prossimo anno, i licenziamenti. Due richieste che erano state avanzate, come condizione indispensabile per la firma dell'accordo, dai sindacati. L'unica sigla che non ha sottoscritto l'intesa è quella dell'Usb, che chiedeva l'unificazione di Meridiana fly con la controllata Air Italy.

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Soddisfatti i sindacati nazionali. «È positivo che abbiamo evitato la mobilità, ma la crisi non è superata e non c'è ancora l'integrazione delle due compagnie del gruppo» dice il segretario nazionale della Filt Cgil Nino Cortorillo. Per la Uiltrasporti, Ivan Viglietti sottolinea che l'accordo «è il migliore possibile viste le condizioni date» ma «non è la salvezza e non era l'obiettivo dei sindacati: serve solo a evitare i licenziamenti e a dare tempo per cercare un partner e mettere a punto un piano industriale». «Abbiamo fatto il primo passo, - conclude il coordinatore nazionale della Fit Cisl, Emiliano Fiorentino - che è il più importante perché permette di fare gli altri. Abbiamo messo in sicurezza i posti di lavoro, anche se in una condizione dura. Da domani incomincia la parte più difficile: far sì che questo accordo venga ricordato come il documento che ha consentito il rilancio del gruppo e non come l'allungamento dell'agonia dei lavoratori».

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