La Nuova Sardegna

Olbia

Tribunale del riesame per Sultan Khan

di Giampiero Cocco
Tribunale del riesame per Sultan Khan

I difensori dei tre presunti terroristi arrestati la scorsa settimana chiedono l’annullamento della custodia cautelare

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OLBIA. Il ricorso al tribunale del riesame di Cagliari è una delle prime mosse avviate dai legali che assististono i presunti terroristi di Al Qaeda finiti in cella, venerdì scorso, nell’ambito di una indagine della Dda di Cagliari. «È indispensabile che sulla vicenda si esprima il tribunale della libertà al quale abbiamo inoltrato istanze di revoca delle misure cautelari nei confronti dei nostri assistiti», hanno spiegato ieri i penalisti Luca Tamponi e Antonio Meloni, che assistono il capo della presunta cellula terroristica con base a Olbia Wali Sultan Khan, il cugino Imitiaz Khan e il connazionale Siddique Muhammad , i pachistani finiti in cella con accese gravissime che vanno dalla strage del 2009 al mercato Meena Bazar di Peshawar, dove morirono oltre cento persone tra uomini, donne, anziani e bambini, all’omicidio plurimo, passando per il favoreggiamento e organizzazionedell’immigrazione clandestina e l’ideazione, nella base olbiese di via Spensatello, di azioni terroristiche ispirate al fanatismo islamico di Al Qaeda, l’organizzazione creata dal defunto Osama Bin Laden. »Le perpelssità sull’intera indagine esposte al gip di Cagliari Ermenegarda Ferrarese sono le stesse contenute nell’istanza al tribunale del riesame e per le quale chiediamo l’annullamento delle misure restrittive», spiegano i due legali, che ieri mattina sono stati, per l’ennesima volta, nel supercarcere di Nuchis dove hanno incontrato i loro assistiti. Che, dalle celle del supercarcere gallurese, invocano Allah Akbar (il grande) a testimone della loro innocenza. Le stesse invocazioni che Homri Khan, moglie di Sultan Wali Khan (il leader della comunità pachistana) rivolge al Dio di Maometto pregandolo di aiutare il marito e padre dei suoi cinque figli, il sesto del quale in arrivo. La donna, intervistata telefonicamente dal settimanale “Chi” spiega da Islamabad, dove si trova con i figli, d’essere in attesa del rinnovo del passaporto per raggiungere il marito in Sardegna. «Prego Allah giorno e notte per la sorte di mio marito, che è una persona innocente la quale ha fatto soltanto del bene. Ho provato a chiamarlo al cellulare, ma squilla a vuoto, Una sola volta hanno risposto, ma nessuno ha parlato», racconta la donna dal Pakistan.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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