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Una pièce teatrale per il partigiano Stella

Una pièce teatrale per il partigiano Stella

In città la prima dell’opera nata per ricordare un insegnante di filosofia ucciso dai nazisti

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TEMPIO. Un convegno e una pièce teatrale per raccontare la breve ma intensa esistenza di un sardo che ha fatto la guerra di Liberazione. Tutto all’interno di un circuito di rappresentazioni che ha avuto proprio a Tempio la sua fortunata prima nazionale. Davanti a un pubblico di studenti ha così fatto il suo debutto assoluto l’opera teatrale che “Theatre en vol” ha dedicato al partigiano sardo Gavino Cherchi. Un modo, attraverso la parola recitata e l’effetto di suggestive coreografie, per ripercorrere le vicende di una delle pagine più importanti della recente storia nazionale, che, come ha sottolineato il moderatore del convegno, Nicola Comerci, deve trasmettersi come un valore tra generazioni.

Grazie al convegno, prima di assistere alla rappresentazione teatrale, gli studenti hanno potuto conoscere la bella figura di Gavino Cherchi, il partigiano Stella, sardo di Ittireddu, giovane insegnante di filosofia in un liceo parmense, che ha fatto la resistenza perché, come hanno in più momenti ribadito i relatori del convegno (soprattutto Piero Cossu, rappresentante dell’Anpi, Simone Pisano, della Fasi, il dirigente scolastico del De André, Maria Chiara Demuro, e il sindaco Frediani), credeva in un’Italia migliore. «Di lui si dice – hanno dichiarato quasi in coro i relatori – che, essendo morto così giovane, non ha avuto tempo per insegnarci come vivere, ma sicuramente ha dato una lezione straordinaria su come si possa morire». Morire per una causa in grado di trascendere le questioni private: questo è stato l'insegnamento di Cherchi, di cui oggi siamo chiamati a ricordarci anche per merito della nipote, docente di estetica a Sassari e Siena, ex allieva del liceo classico di Tempio che, oltre al cognome, ne porta lo stesso nome.

Proprio l’intervento di Gavina Cherchi è stato quello che ha maggiormente coinvolto l’uditorio. La filosofa ha raccontato di quanto sia stata sconvolgente la scoperta dell’epistolario di famiglia con la lettura delle lettere disperate della madre al figlio che non dava risposte, perché scomparso e finito, per mano dei nazisti, nelle acque del Po.

Ed è questo un destino comune ai tanti “Gavino” (i migranti inghiottiti dal mare) di cui non si può piangere nemmeno la morte. Un modo per serbare il ricordo può essere la poesia, come ha dimostrato Bernardo Demuro, che ha chiuso il convegno leggendo una sua composizione dedicata al partigiano sardo. Prima dell’inizio della pièce teatrale, lo storico Simone Sechi ha giustamente ricordato a tutti che Cherchi è stato uno scrittore promettente che aveva una visione per così dire anche estetica della vita.(g.pu.)

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