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Olbia

Segregata e abusata dal padre e dallo zio

Segregata e abusata dal padre e dallo zio

Una diciottenne costretta a subìre le attenzioni dei due familiari che sono stati arrestati dalla polizia e rinchiusi a Bancali

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OLBIA. Padre e zio hanno segregato e violentato per mesi una giovane donna indifesa. Una vicenda sviluppatasi in un’ambiente di profondo degrado, in cui l’ignoranza e la brutalità di due uomini ha ridotto una diciottenne a mero oggetto sessuale. La vittima è stata infatti sottoposta a ogni genere di violenza fisica e psicologica da parte del padre e dello zio (il fratello della mamma). Dopo minuziose indagini, gli uomini del commissariato di Olbia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Cagliari nei confronti di M.A., 44enne, sassarese, e P.S., 52enne, nuorese. «Nei loro confronti _ informa una nota della Questura di Sassari _ sono emersi gravi indizi di colpevolezza in ordine alla commissione dei reati di riduzione in schiavitù e violenza sessuale aggravata».I due sono stati arrestati dopo essere stati rintracciati nell’agro di Olbia, dove avevano trovato rifugio da diversi mesi, e sono stati richiusi nel carcere di Bancali.

Tutto è iniziato nei mesi scorsi dopo che la polizia aveva effettuato un intervento di natura assistenziale nei confronti della ragazza, che era in qualche modo riuscita a lanciare l’allarme. La giovane è apparsa subito in evidente situazione di disagio e di vulnerabilità. E’ stato anche appurato che è stata costretta a prendere psicofarmaci che hanno ridotto ulteriormente la sua capacità di opporsi alla violenza.

Gli uomini del commissario Fernando Spinicci hanno iniziato approfondite indagini sui due uomini, sospettati di averle usato in più circostanze violenza. I due sono stati segnalati alla Procura distrettuale di Cagliari, competente per queste tipologie di reati, in particolare del reato di riduzione in stato di schiavitù, ipotizzato in un primo momento per i due.

«Dalle indagini è emerso _ ricorda Spinicci _ che gli indagati con percosse e minacce, avrebbero costretto la ragazza in uno stato di soggezione continuativa e di inibizione della capacità di autodeterminazione, costringendola ad avere rapporti sessuali con entrambi. La realtà purtroppo ha superato la fantasia, perché il gruppo, comprendente anche la povera madre della vittima, viveva in condizioni disperate: in case diroccate e sporche o addirittura sotto le frasche, impermeabilizzate in qualche modo per difendersi dai rigori dell’inverno».

In soccorso della giovane vittima sono state immediatamente attivate le procedure per fornirle un adeguato sostegno psicologico e una dimora protetta, grazie all’attuazione del protocollo contro la violenza sulle donne. Un protocollo che permette un lavoro in sinergia fra la Questura di Sassari, le forze dell’ordine e il “Centro Prospettiva Donna” di Olbia, coinvolto in questa vicenda terribile a sostegno della ragazza. Una giovane donna che ora ha gravi problemi di salute a causa delle condizioni in cui è stata costretta a vivere e per le ripetute violenze subìte. (en.g.)

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