Il Centro antiviolenza: molti gli abusi in famiglia
Il monito lanciato da Patrizia Desole dell’associazione Prospettiva donna «La terribile vicenda delle violenze di un papà e uno zio non è purtroppo isolata»
OLBIA. Uomini che odiano le donne. Anche e soprattutto all’interno del nucleo familiare. Altro che amore. I dati sulla violenza di genere sono allarmanti e i casi sono terribili. Come quello emerso qualche giorno fa: padre e zio hanno violentato ripetutamente la diciottenne figlia di uno e nipote dell’altro. «Una violenza inaudita che ci ha davvero indignate – sottolinea Patrizia Desole, presidente del Centro antiviolenza Prospettiva donna –. Ma non si pensi, purtroppo, che si tratti di un caso isolato, emerso chissà come dalle nebbie del passato. No, purtroppo i casi di violenza fisica, psicologica e sessuale sulle donne, sono tanti, non solo nei confronti di compagne e mogli, ma anche su sorelle, madri, figlie o nipoti».
Come appunto l’ultima vicenda. I due protagonisti sono stati arrestati dalla polizia e attendono l’interrogatorio di garanzia rinchiusi nel carcere di Bancali. «Una storia su cui stiamo lavorando da mesi – aggiunge Patrizia Desole –, da quando la ragazza vittima della violenza è riuscita a spezzare il cerchio, contattando in qualche modo le forze dell’ordine che l’hanno portata via da quell’inferno».
Un’azione sinergica che conferma la validità del protocollo contro la violenza sulle donne, firmato nel 2014 e che vede impegnati insieme le forze dell’ordine con Prospettiva donna. I dati in possesso dell’Associazione che opera in Gallura sono eloquenti: circa 200 casi all’anno, il 95 per cento riguardano violenze in famiglia. «Di queste, la maggior parte vedono protagonisti mariti e compagni che usano ogni violenza su mogli, fidanzate e compagne – ricorda la Desole – e che spesso sono protagonisti di stalking e atti persecutori quando la donna cerca di liberarsi da quel rapporto pericoloso. Loro, gli uomini, però non si rassegnano e continuano a perseguitare le loro ex».
Ma una parte dei casi in famiglia riguardano invece altri gradi di parentela. «Siamo intorno al 12/15 per cento – dice la Desole –: le violenze riguardano le botte, le pressioni psicologiche, qualche volta la violenza sessuale. Capita tante volte che uomini maltrattino le madri o le sorelle. Spesso l’unico modo di risolvere il problema è allontanare questi uomini dal nucleo familiare, in modo da evitare che la situazione precipiti ulteriormente».
Il Centro antiviolenza di Olbia raccoglie, grazie al numero telefonico nazionale 1522 e allo 0789.27466 la segnalazioni di tante donne della Gallura. Gestisce anche una casa protetta, in cui vengono ospitate donne e bambini messe al sicuro da compagni e familiari che minacciano la loro stessa vita. «Si deve ricorrere a questo tipo di protezione – sottolinea Patrizia Desole – per garantire alle donne non solo ’incolumità fisica ma anche l’inizio di un percorso in cui devono recuperare la fiducia, la voglia di vivere e di pensare al futuro in termini positivi».
Purtroppo i problemi, però sono molteplici. «I casi sono tantissimi – dice la presidente di Prospettiva donna – e lo spazio e le risorse finanziarie insufficienti. E’ importante che le istituzioni, e non solo la Regione Sardegna, siano vicine ai centri antiviolenza. La battaglia a favore delle donne vittime di violenza si può vincere solo con l’aiuto concreto di tutti».
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