La Nuova Sardegna

Olbia

Domiciliari ai due corrieri della droga

La dominicana e il suo bimbo di 40 giorni affidati ad una famiglia, il pensionato romano torna a casa

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TEMPIO. I due corrieri della droga fermati dai carabinieri del reparto territoriale di Olbia tra sabato e domenica – una donna dominicana che viaggiava con il figlioletto di due mesi e tre etti di cocaina, e il pensionato romano trovato al porto con un carico di 4 chili di hascisc e un etto di coca – hanno ottenuto gli arresti domiciliari. I motivi per i quali hanno lasciato il carcere sono legati alla specificità nel caso che riguardava la donna, la ventiduenne Wilsys Yurilianny Torres Gutierrez, originaria di Santo Domingo ma cittadina spagnola con residenza a Barcellona. La ragazza, madre di un neonato di appena 45 giorni di vita non può restare in stato di detenzione, così come ricordato nell’udienza di convalida dal sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Angelo Beccu, ed è stata affidata (agli arresti domiciliari) ad una famiglia che ne aveva fatto richiesta, ritenuta idonea dal gip Marco Contu. La ragazza, ingaggiata dai trafficanti per trasferire nell’isola 3 etti di cocaina (droga nascosta nelle parti intime) era rimasta spiazzata quando, dopo il volo diretto Barcellona-Olbia, giunta al luogo dell’appuntamento con il “contatto” sardo, in piazza regina Margherita, non trovò nessuno ad accoglierla. Al posto degli spacciatori c’erano i carabinieri dell’antidroga, che l’hanno accompagnata in caserma e quindi nel carcere sassarese di Bancali, dove la ragazza e il suo bimbo sono stati ospitati nel reparto maternità. La donna era assistita dall’avvocato Antonello Desini. La normativa prevede, in caso di arresto di donne con figli minori di tre anni, la detenzione domiciliare, norma applicata ieri dal gip. La stessa norma prevede gli arresti tra le mura domestiche anche per gli ultrasettantenni, ed era il caso di AlbertoDiotallevi, un pensionato romano di 73 anni (incensurato) che sabato pomeriggio era sbarcato all’Isola Bianca con un carico di 4 chili di fumo marocchino e un etto di cocaina destinato allo spaccio estivo. Ieri l’uomo, (assistito dall’avvocato Fernando Maimone) si è difeso attribuendo la colpa alla crisi economica. «Con la pensione non riesco a campare, ma se sapevo che c’era la cocaina avrei rinunciato al viaggio». Non è stato creduto. (g.p.c.)

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