La Nuova Sardegna

Olbia

Rispo: «Cantiere aperto il primo agosto»

di Enrico Gaviano

Il manager del Qatar cancella ombre e sospetti sugli appalti: «Tutte fesserie». Già oltre 14mila le richieste di impiego

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OLBIA. Un blitz di mezza mattina. Lucio Rispo, plenipotenziario in Italia della Qatar foundation è arrivato a Olbia per rassicurare tutti, cancellare i dubbi e le incertezze sugli appalti e le assunzioni, confermare il cronoprogramma che porterà all’apertura dell’ospedale sulla collina di Spiritu Santu. Al Mater Olbia i lavori di completamento inizieranno il primo agosto mentre l’apertura della struttura è fissata per il primo dicembre. Lo stesso manager di Qatar foundation ha ricordato che continuano ad arrivare i curricula, che hanno sfondato il muro delle 14mila richieste. Rispo ieri ha prima incontrato in municipio il sindaco Gianni Giovannelli, poi il presidente del consiglio comunale Vanni Sanna, quindi nella sede dell’aviazione generale è stata la volta dei rappresentanti del tavolo delle associazioni. Il risultato? Soddisfacente per tutti gli interlocutori. E le polemiche innescate nei giorni scorsi su appalti, presunte infiltrazioni e minaccia di un nuovo G8? Rispo ha liquidato tutto con un lapidario: «Bugie».

«Abbiamo iniziato già la verifica e simulazione dei flussi sanitari all’interno dei locali – dice Rispo – . L’ospedale avrà la certificazione JCI (Joint commission international) la più alta certificazione di qualità per un ospedale e un ente di ricerca. Intanto sono iniziate le opere di sistemazione del verde a cura di una ditta , la Tecnoverde, che utilizza 59 persone di cui 57 di Olbia e le altre due comunque sarde. Ci stiamo occupando anche della normativa antincendio».

Le tappe sono ben scandite. «Entro luglio completiamo la progettazione, quindi presenteremo la domanda al comune, controfirmate dai miei superiori. E dal primo agosto grazie alla Scia (segnalazione certificata di inizio lavori) avviamo il cantiere. Il primo dicembre apertura dell’ospedale con la pediatria. Il resto dell’ospedale sarà completato entro il 2016, a meno di sorprese.».

Tutto procede secondo i piani insomma. «Proprio così – conferma Rispo –. Un’opera di eccellenza assoluta nel piano sanitario. La fase più importante è la progettazione e programmazione, perché l’esecuzione è solo una mera esecuzione. A questa fase seguirà una seconda, con il completamento del parco scientifico e di ricerca che andrà avanti 2016, 2017 e 2018, perché parliamo di un’opera immensa, che aggiungerà altri posti di lavoro ai 1000 tra diretti e indiretti sino alla fine del 2016».

I sindacati e le associazioni sono entrati in sintonia con Rispo. «Ci hanno chiesto – dice il plenipotenziario di QF di lavorare insieme, di essere coinvolti nella programmazione. Cose che anche noi vogliamo fare. Come la questione di estendere questo investimento, già di per sè epocale, ad altri settori. Cose che si possono fare».

Sulle insinuazione relative agli appalti, e lo spettro di un nuovo G8, la risposta di Rispo è secca. «La maggior parte di notizie apparse sono false. Ma non possiamo correre dietro agli scemi,. C’è un investitore che viene qua, con la disoccupazione che c’è, diventa una follia qualsiasi insinuazione. Gli investitori hanno preso impegni precisi, assumere sardi e lavorare con imprese sarde. Lo faremo. Ma sul Mater Olbia parliamo di soldi nostri, non dimentichiamolo. Non c’è una lira, non dico un euro, che spende lo stato italiano. Abbiamo comprato l’immobile lo ristrutturiamo, compriamo le attrezzature, assumiamo, paghiamo gli stipendi».

E in cambio? «Quanto ci guadagniamo poi? Zero. Il territorio – dice Rispo – invece guadagnerà tantissimo. Il centro trapianti in Sicilia, secondo un rapporto specializzato, contribuisce al 2 per cento del pil della regione siciliana. In rapporto, in Sardegna, grazie al Mater, sarà molto di più. Il nostro ritorno sarà in tutto quello che la nostra attività scientifica riuscirà a produrre: ammalati curati, scoperte che produrranno reddito per la regione e per noi, cure per malattie come diabete e cancro. Non mi sembra poco».

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