Dissequestrate le cozze a Punta Saline
Il tribunale ha accolto il ricorso, ma i produttori sono in ginocchio: un disastro, chiederemo lo stato di calamità naturale
OLBIA. Da Tempio e da Cagliari due buone notizie per le cozze di Olbia minacciate dal caldo tropicale di queste settimane. Ieri mattina il tribunale ha disposto il dissequestro immediato dei filari trasferiti per l’emergenza davanti a Punta Saline, fuori dal golfo. Sempre ieri la conferenza di servizi convocata dalla Regione ha detto sì all’occupazione anticipata dello specchio di mare già assegnato, ma non ancora ufficialmente, in concessione regionale al Consorzio molluschicoltori di Olbia. Tutto questo potrebbe però non bastare: le cozze, soffocate dall’acqua troppo calda, stanno già morendo e per le aziende, nel bel mezzo della stagione, è un colpo durissimo.
Insomma, come spesso accade, le soluzioni arrivano quando è ormai troppo tardi . In questo caso, quando le cozze sono già morte. Un vero e proprio disastro. Per i mitilicoltori sono giornate drammatiche, come nei giorni del dopo alluvione. Si contano i danni, pesanti al punto che il consorzio dei produttori invoca già la dichiarazione dello stato di calamità naturale.
Scongiurare la morìa delle cozze, in effetti, sin dal primo momento era sembrata una missione impossibile. Troppo alta la temperatura dell’acqua di mare (28 gradi) nel golfo interno di Olbia dove si trovano abitualmente i filari e gli stabulari. E troppo intricata la burocrazia per ottenere rapidamente una soluzione amministrativa con l’autorizzazione a occupare un tratto di mare fuori dal golfo. Una corsa contro il tempo tutta in salita. Così anche il dissequestro ottenuto ieri in tribunale dall’avvocato Giommaria Uggias, difensore dei produttori, e il via libera concesso dalla conferenza di servizi all’assessorato regionale all’Agricoltura hanno il sapore della classica vittoria di Pirro.
Al momento la situazione è così delineata: i filari di cozze (17 ettari) sistemati a Punta Saline sono stati dissequestrati con un provvedimento che ha efficacia immediata. Sempre in quell’area (non tutti i 17 ettari ma solo i tre ricompresi nel bando regionale) il Consorzio molluschicoltori ha chiesto e ottenuto un’anticipazione della concessione già affidata. In questo caso però non c’è l’immediatezza del provvedimento e la burocrazia prevede ora una serie di autorizzazione amministrative e sanitarie per poter sistemare i filari. Cioè l’esatto contrario di ciò che richiederebbe una situazione di emergenza.
«A Cagliari abbiamo ottenuto l’autorizzazione richiesta – dice Mauro Monaco, presidente del Consorzio molluschicoltori – ma il danno subito dalle aziende in piena stagione è enorme. Le cozze non sono più solo in pericolo, purtroppo c’è una morìa già in corso. È evidente che i mitili morti non possono essere commercializzati o utilizzati in alcun modo. Non possono neanche essere recuperati, semplicemente si staccano dai grappoli e finiscono nel fondo del mare. Per le aziende significa un anno di lavoro buttato al vento, proprio mentre il comparto dopo aver ottenuto l’affidamento della concessione regionale puntava con decisione al rilancio e i produttori si preparavano a investire per ampliare le loro aziende. Già da lunedì inizieremo i sopralluoghi negli impianti per verificare la situazione, ma già ora posso preannunciare che solleciteremo le istituzioni a richiedere la dichiarazione dello stato di calamità naturale».
@marcobittau
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