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Olbia

Sant’Antonio, è allarme rapine sta meglio l’ottantenne ferita

di Angelo Mavuli
Sant’Antonio, è allarme rapine sta meglio l’ottantenne ferita

Troppi assalti in paese e nelle campagne, i carabinieri a caccia di due donne in tutta l’Alta Gallura Zia Francesca è stata medicata in ospedale e si sta riprendendo grazie all’affetto di familiari e vicini

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SANT’ANTONIO DI GALLURA. Sta meglio Francesca Falchi, l’ottantaduenne di Sant’Antonio di Gallura aggredita, giovedì poco dopo le 18,30, nella sua casa di via Principe Umberto e legata con del fil di ferro da due donne, cui i carabinieri della compagnia di Tempio, comandati dal capitano Giovanni Bartolacci, danno ora la caccia.

«Zia Francesca - racconta don Santino Cimino, parroco del paese (fra i primi ad accorrere nella casa della donna dopo la scoperta di quanto era accaduto) - ora sta meglio. Circondata dall’affetto dei figli, dei parenti e di tutto il paese - dice ancora il parroco, che giovedì notte era rimasto al Pronto soccorso del Dettori, dove la donna precauzionalmente era stata trasportata, sino alla sue dimissioni - zia Franceschina sta cercando di recuperare la serenità».

Impresa ardua, forse, a fronte della brutalità delle due donne che non hanno esitato, dopo averla picchiata duramente, a legarla con del fil di ferro per poter compiere, senza fretta, la loro razzia.

Sdegnati e preoccupati i commenti dei sant’antonesi che ancora una volta vedono il loro centro, preso di mira da delinquenti e banditi senza scrupoli. Alcune volte nelle isolate case di campagne, dove anziani proprietari preferiscono ancora vivere, altre all’interno del paese dove sono state prese di mira, in tempi diversi, le poste, con addirittura raffiche di mitra sparate dai banditi in fuga contro una pattuglia di finanzieri, casualmente presente sul posto o, più recentemente, il 4 ottobre del 2013, al Banco di Sardegna che si affaccia anch’esso sulla Carrera Longa, teatro dell’aggressione a zia Francesca Falchi.

Il fatto si è verificato giovedì, intorno alle 18,30, quando nell’abitazione di zia Francesca, che vive con un figlio, in quel momento assente, erano entrate due donne che dopo averla picchiata e legata con un fil di ferro, avevano messo a soqquadro la casa, cercando denaro ed oggetti di valore, dandosi quindi alla fuga nelle vie del paese dove ad attenderle c’era probabilmente un complice con un’auto. Il resto è cronaca. Sull’accaduto e sull’entità del bottino il riserbo dei carabinieri, peraltro comprensibile, è assoluto. Le indagini, che non si fermano a Sant’Antonio, sono state estese anche ai centri vicini a cominciare da Luras, Calangianus, e Tempio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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