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Malasanità a Olbia, reato prescritto: la rabbia di una famiglia

Malasanità a Olbia, reato prescritto: la rabbia di una famiglia

I parenti di Bachisio Giuseppe Enne, morto 7 anni fa, contro la fine inattesa del processo che coinvolgeva otto medici

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OLBIA. Dolore, sofferenza. Al ricordo della morte di un marito e padre Bachisio Giuseppe Enne, si è aggiunta ora la rabbia per la conclusione inattesa del processo. Questo sottolineano ora Giuseppina Fonnesu, moglie dell’uomo scomparso nel 2007, e le figlie Maria Mercedes e Redenta. Nei giorni scorsi sulla Nuova Sardegna era stato pubblicato l’articolo che dava conto della notizia che il processo a 8 medici per omicidio colposo si era concluso perché il reato è prescritto. A parziale rettifica e integrazione dell’articolo comparso il 29 luglio, i familiari di Enne fanno sapere che «il nostro congiunto non è deceduto per "una pancreatite acuta scambiata per una occlusione intestinale", ma, piuttosto, secondo quanto è stato univocamente attestato nella perizia necroscopica redatta per iniziativa della procura della Repubblica di Tempio dalla dottoressa Patrizia Matera il 2 ottobre del 2007 con la perizia medico legale eseguita dai dottori Salvatore Lorenzoni e Bartolomeo Fiori, nominati consultent tecnici d’ufficio dal Gip. del Tribunale di Tempio, e nei successivi chiarimenti orali resi in sede di incidente probatorio, in conseguenza di "una occlusione intestinale da strangolamento delle anse intestinali erniate nell'emitorace destro, con conseguente rottura, perforazione intestinale e shock settico terminale", non rilevati dagli 8 medici imputati che l'hanno avuto in cura».

Per i familiari insomma, «i medici, infatti, nei 12 giorni in cui il paziente è rimasto ricoverato presso i reparti di Chirurgia e Rianimazione dell'Ospedale Civile di Olbia (20 Settembre- 1° Ottobre 2007), hanno perseverato ostinatamente nella loro errata diagnosi originaria, trascurando completamente le differenti indicazioni fornite dalle indagini strumentali, rappresentate dalla risonanza diretta dell'addome e dalla tac del torace eseguite al momento del ricovero (2.9.2007) e dell'ecografia addominale effettuata appena 5 giorni dopo (25.9.2007), che documentavano, invece, in modo assai evidente, l'anomala migrazione di circa un metro di anse dell'ileo, dell'intestino tenue e di parte del fegato nell'emitorace destro, attraverso una breccia del diametro di ben 10 centimetri formatasi nella cupola diaframmatica».

Tutto dimostrato dai Ctu, continua la lettera dei familiari di Enne. « La gravissima negligenza, imperizia e imprudenza dei medici emerge – sottolineano –, del resto, in maniera eclatante e inequivocabile, laddove i periti d'ufficio testualmente hanno affermato che : - "appare indubbia la carenza dei chirurghi nella gestione del paziente durante gli undici giorni di degenza" ; - "la degenza così come ricostruita induce il sospetto che sarebbe stato necessario da subito un intervento per ridurre, riportare le anse intestinali nella cavità addominale, liberarle dallo strangolamento" … "da subito, c'era l'indicazione clinica e strumentale per un intervento di riduzione dei visceri erniati in addome. Questo non è stato fatto, ma il paziente è stato trattato ed è stato interpretato … per una pancreatite acuta" ; - "l'indicazione chirurgica e la diagnosi fosse molto evidente sin dall'inizio e che la mancata diagnosi a favore di una diagnosi non altrettanto sostenibile e quindi la mancata esecuzione del doveroso intervento chirurgico abbia condizionato l'andamento clinico" … "si è arrivati appunto alla necrosi allo stato di shock che poi ha portato il paziente alla situazione descritta al momento dell'ingresso in rianimazione (30-9-2007) , situazione che riteniamo fosse evitabile se la diagnosi fosse stata corretta dal primo momento e se, a quel punto, si fossero eseguiti i provvedimenti chirurgici doverosi».

Per la moglie e le figlie di Enne, insomma rimane delusionee beffa. «Tutte le conclusini non sono servite ad assegnare una pena esemplare – concludono –. Sono infatti trascorsi 7 anni e mezzo fra omissioni varie, mancate notifiche, cambi di giudici, sino all’avvenuta prescrizione del reato. Bachisio Giuseppe Enne è morto prematuramente mentre i medici responsabili del suo decesso nel frattempo non si sono neanche degnati di porgere le scuse ai familiari».

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