Botte dal marito, una giovane olbiese all’ospedale
E’ accaduto in città a Ferragosto. Il tribunale ha imposto all’uomo il divieto di avvicinarsi alla donna e all’abitazione
OLBIA. . Ferragosto da dimenticare per una giovane donna olbiese, picchiata a sangue dal marito e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II. Provvidenziale l’intervento dei vicini di casa, allarmati dalle urla disperate della donna. Sono stati proprio loro a dare l’allarme ed evitare il peggio. Ai carabinieri arrivati in pochi minuti nell’abitazione non è rimasto altro da fare che fermare il marito violento. Ieri mattina l’epilogo in tribunale, a Tempio, dove si è tenuta l’udienza di convalida: all’uomo, in stato di libertà, è stato imposto il divieto di avvicinarsi alla donna o alla sua abitazione. Un provvedimento cautelare in attesa del giudizio per i maltrattamenti.
Protagonista dell’ennesima brutale storia di violenza di genere è una giovane coppia di olbiesi, entrambi di circa quarant’anni, residenti nella periferia cittadina. La violenza si è consumata nell’abitazione della coppia, quelle mura domestiche che dovrebbero proteggere l’intimità della famiglia e che invece sempre più spesso sono palestra di maltrattamenti, lontano da sguardi indiscrerti. Per fortuna, almeno questa volta, i vicini hanno sentito tutto. Così è scattato l’allarme e sono arrivati i carabinieri.
Non si conoscono e forse non si conosceranno mai le cause della brutale aggressione: una banale lite, gelosia, alterazione da consumo di alcol? Poco cambia, sono sempre botte. Schiaffi, pugni, calci e poi sangue e lividi dappertutto. Tanti da rendere necessario il trasporto immediato della donna, sanguinante e dolorante, al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II per le cure del caso. Dimessa dall’ospedale e ancora sotto choc per le botte ricevute, la giovane donna è stata affidata alle cure e all’assistenza delle volontarie del centro antiviolenza Prospettiva Donna. Ormai a Olbia e in tutta la Gallura si moltiplicano continuamente i casi in cui l’associazione deve intervenire coraggiosamente per strappare ragazze o adulte, mogli e mamme, olbiesi o immigrate, all’inferno domestico della violenza in famiglia. Forse quella più silenziosa, sicuramente quella più crudele, spesso consumata anche davanti ai figli. Una tragedia nella tragedia, che ha sempre più il carattere dell’emergenza, confermata anche dal numero sempre crescente dei procedimenti trattati dal tribunale di Tempio dove i processi e le indagini per violenza, abusi, maltrattamenti e stalking ormai non si contano.
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