Analisi sui resti del cetaceo ritrovato a Cala Saccaia
L’Amp valuta se smaltirlo a mare o esporlo. Attesi gli esiti dei rilievi della Asl Purtroppo tutta l’area, di elevato valore naturalistico, è abbandonata al degrado
OLBIA. A mollo nel mare il faro bianco vigila sul litorale di Cala Saccaia. Proprio a due passi dal punto in cui è stato scoperto lo scheletro di una balena. O di un grande cetaceo. Un ritrovamento che cerca conferme nelle analisi di laboratorio sui resti affiorati dalla sabbia domenica. La polizia locale ha protetto con il nastro bianco e rosso il punto del ritrovamento. L’area marina protetta di Tavolara valuta come intervenire. Due le ipotesi di lavoro al vaglio del direttore dell’Amp, Augusto Navone. «In questi casi si può procedere allo smaltimento della carcassa in mare, all’interno di sacchi appesantiti, reintroducendo l’animale nel ciclo biologico – spiega Navone –. Come già successo in passato vengono poi prese le coordinate dei punti Gps in modo tale che sappiamo sempre dove si trovano. Oppure si può aspettare la completa degenerazione organica nel punto del ritrovamento, poi asportarne lo scheletro per una eventuale esposizione». Valutazioni che diventeranno operative non appena arriveranno i risultati delle analisi della Asl.
La scoperta. Domenica mattina un ragazzo passeggiava sulla spiaggia di Cala Saccaia quando ha notato qualcosa di strano che sbucava dalla sabbia. A prima vista sembrava un grosso legno conficcato tra i granelli. Poi a fianco ha visto dei resti simili a delle ossa. E li ha portati al comando della polizia locale. I vigili hanno chiesto l’intervento dell’Amp e della Asl per capire se si tratta davvero di uno scheletro di balena. Le prime verifiche avvalorano questa ipotesi.
Area di pregio abbandonata. Ma ciò che colpisce raggiungendo il punto del ritrovamento sono le condizioni di degrado di un luogo straordinario dal punto di vista ambientale. Certo, basta non guardare la zona industriale nata a due passi e si può avere la percezione della generosità di madre natura nella costa di Cala Saccaia. Alle spalle macchia mediterranea fitta e profumata. Il faro sentinella dei navigatori davanti. E poi sabbia bianca, mare trasparente, stagni. Cartolina di un mini paradiso a due passi dalla città, sporcata a e maltrattata dalla mano dell’uomo. Ovunque montagne di rifiuti. E non di quelli portati dalle mareggiate. A meno che il dio del mare non lanci tra i cespugli sacchetti di plastica, sgusci cozze, beva bottiglie di birra e di acqua.
Eden dimenticato. L’area è frequentata da chi fa jogging, va in bici o ama semplicemente passeggiare. Amanti della natura costretti a vedere degrado e sporcizia. Qui sembra che la mano dell’uomo passi solo per sporcare e rovinare. Mai per ridare dignità a un’area di cui la comunità potrebbe riappropriarsi. Il sentiero che segue la linea della costa porta a Pittulongu. Un percorso di relax da fare guardando il mare. Ma anche tante, troppe discariche.
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