Tagli alla riabilitazione, la protesta delle famiglie
Sessanta bambini con diverse disabilità dovranno interrompere i trattamenti Tra i genitori aria di rivolta: «La Asl non ci ha fatto sapere nulla, è inammissibile»
OLBIA. Maria ha una patologia gravissima: deve fare la riabilitazione quasi ogni giorno, perché per lei questa è vita. Anche Federico ha bisogno di sottoporsi a sedute di fisioterapia e logopedia diverse volte in una settimana, oltre agli incontri con la psicologa. Perché anche per lui, tutto ciò, vuol dire poter vivere nel miglior modo possibile.
I nomi sono di fantasia, ma loro sono bambini reali. Ai quali, presto, per effetto dei tagli alla sanità, verrà negata la riabilitazione. Ma non sono i soli. Si parla, per ora, di una sessantina di giovanissimi pazienti, tutti con diverse disabilità, che fanno riferimento all’unico centro di fisioterapia e riabilitazione convenzionato con la Asl in città. Le famiglie lanciano l’allarme e annunciano di voler di combattere una battaglia tanto dura quanto necessaria. Non solo per far rispettare i diritti dei loro figli, ma anche perché per molti di loro la riabilitazione equivale all’aria che respirano.
«E’ come se a un diabetico si togliesse l’insulina», dicono un gruppo di madri per far capire la gravità della situazione in cui si sono trovati all’improvviso. E’ stato un pugno nello stomaco fortissimo, di quelli che fanno perdere i sensi. Nessuna comunicazione ufficiale da parte della Asl, nessun incontro dei singoli pazienti con il servizio di neuropsichiatria infantile e con la commissione esaminatrice. Niente di niente. Solo una comunicazione da parte del personale del centro di riabilitazione. «Ovvero: la Asl non può più coprire le spese a causa dei tagli previsti dal decreto enti locali e quindi, per sessanta bambini, la riabilitazione ha le ora contate. Abbiamo saputo in questo modo che i nostri figli, chi tra una settimana, chi tra trenta o 40 giorni e chi tra qualche mese, non potranno più contare su un aiuto indispensabile, di cui non si può fare a meno. Si taglia, insomma, come se niente fosse, senza criterio e senza considerare patologie e livelli di gravità. La Asl, infatti, ha chiesto al centro di riabilitazione convenzionato una rosa di nomi: e con quei nomi ha stabilito come, quando e a chi tagliare le prestazioni. Inconcepibile. Molti di questi piccoli pazienti sono in cura in diversi centri all’avanguardia in Italia e gli specialisti che li seguono hanno previsto per loro la riabilitazione nelle città di appartenenza, con un maggior numero di sedute per coloro che sono colpiti da malattie degenerative».
Non si aspettavano che la scure si abbattesse in modo così netto sui pazienti più deboli, ma i genitori che stanno protestando se la prendono anche con la Asl, per i metodi usati. «Perché non hanno convocato tutte le famiglie per informarle su quanto stava accadendo? Quali sono i criteri in base ai quali hanno stabilito i tagli? E ancora. Perché alcuni pazienti che dovrebbero essere controllati almeno una o due volte l’anno dal servizio di neuropsichiatria, non vengono chiamati da anni? Perché la commissione apposita, insieme al servizio di neuropsichiatria, non ha convocato i pazienti, uno per uno, per accertare la loro reale condizione? Come si fa a scegliere su un elenco di nomi? Aspettiamo risposte. Ma, soprattutto, ci auguriamo che si trovi una soluzione. Lo ripetiamo ancora - chiudono le famiglie -: in questo modo si toglie l’aria ai nostri figli. Aggiungere altra sofferenza a chi già è costretto a soffrire quotidianamente, è davvero troppo». (s.p.)
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