La Caritas in campo: «Ci sono 150 famiglie ferite un’altra volta»
L’appello di suor Luigia Leoni: «Serve ancora l’aiuto di tutti Ora c’è necessità di materassi, frigoriferi, deumidificatori»
OLBIA. L'esatta dimensione dell'alluvione che ha colpito Olbia il 1 ottobre 2015 - ancora una volta - la dà la Caritas. Ci sono 150 famiglie che hanno bisogno di aiuto; 150 famiglie che avevano avuto le case allagate anche il 18 novembre del 2013 e che sono state colpite anche questa volta.
L'appello a offrire aiuto lo lanciano suor Luigia Leoni, direttrice della Caritas della Gallura, e il vescovo Sebastiano Sanguinetti dopo aver passato l'intera giornata di ieri nei quartieri più danneggiati dall'alluvione: Isticcadeddu, Sant'Antonio, Baratta, Maltana. Quelli in cui, proprio come due anni fa, i due fiumi, Siligheddu e Gaddhuresu, hanno rotto gli argini, a più riprese, portando dentro le case una valanga d’acqua e fango.
«Facciamo un appello a tutti perché aiutino queste 150 famiglie della parrocchia di Sant'Antonio - dice suor Luigia Leoni -. Hanno tutte bisogno di materassi, frigoriferi, deumidificatori e detersivi».
Chi volesse dare un contributo può farlo andando nella chiesa di Sant'Antonio, il cui parroco è don Theron Casula, o nella sede della Caritas, in via Cagliari. Le strutture, da ieri, sono a disposizione, durante tutto l’arco della giornata.
Non servono alimenti e vestiti, questa volta. Il perché lospiega sempre suor Luigia: «Grazie all'allarme dato con tempo e con tutte le indicazioni del caso, le famiglie hanno portato via da casa molte cose con largo anticipo. Ma gli elettrodomestici non potevano sportarli, né i letti. E così, per tornare a vivere in quelle case, hanno bisogno di un mano. Speriamo che, ancora una volta, la grande solidarietà possano aiutare queste 150 famiglie».
La Caritas, insomma, è sempre in prima linea quando c’è da aiutare chi è in difficoltà. Lo aveva fatto dopo l’alluvione del 18 novembre, lo fa ancora adesso. «Continueremo a seguire le 150 famiglie in difficoltà - spiega sempre suor Luigia - e, allo stesso tempo, continueremo a controllare tutti i quartieri, casa per casa, per capire se c’è qualcuno che abbia ancora bisogno di aiuto e, in particolare, di che cosa. È un momento particolare per tutti, lo sappiamo, e cercheremo di essere il più vicini possibile a chi soffre».
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