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Olbia

Murta Maria, la discarica fa paura Il Comune ora cerca un altro sito

di Serena Lullia
Murta Maria, la discarica fa paura Il Comune ora cerca un altro sito

L’assessore Giovanna Spano: «Il nostro interlocutore era la Provincia, ora aspettiamo la riforma» Intanto con la differenziata il Comune conferirà 10mila tonnellate in meno di rifiuti rispetto al 2014

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OLBIA. Una vita all'ombra del gigante di rifiuti, con le narici in ostaggio dei miasmi da 30 anni. La frazione di Murta Maria urla il suo grido di dolore per l'ingombrante discarica di Spiritu Santu. Il Comune non resta sordo all'sos e lavora alla convocazione di un tavolo di lavoro a cui siederanno gli enti locali e la Regione. L'obiettivo è trovare un altro sito da trasformare in cimitero di rifiuti. Nel frattempo Olbia porterà in discarica 10mila tonnellate di secco residuo in meno entro la fine dell’anno.

Mission impossible. L'assessore all'Ambiente, Giovanna Spano, è consapevole che la missione non sia facile. Nessuno vuole sotto casa una fabbrica di rifiuti. "Come ho più volte detto ai cittadini di Murta Maria, di cui comprendo benissimo le preoccupazioni e le lamentele _ spiega l'assessore Spano _, lo spazio di Spiritu Santu deve durare il più a lungo possibile. Non è facile trovare altri siti. E se è vero che esistono i diritti degli abitanti di Murta Maria, altrettanti diritti hanno i cittadini del resto del territorio. Se rimane valido l'ultimo ampliamento di Spiritu Santu bisogna cercare di farlo durare nel tempo. Ciò non toglie la disponibilità a discutere di altri luoghi, come già avevamo iniziato a fare con la Provincia».

Le difficoltà. Duplice il problema. Non solo trovare un'area in cui accumulare i rifiuti, ma anche sapere con chi discuterne. La Provincia aveva la responsabilità sui temi ambientali. La sua morte ha generato una situazione di incertezza. «In questo momento di riordino degli enti locali attendiamo di capire quale organismo erediterà le competenze della Provincia – sottolinea Spano _. Si deve capire se si andrà verso la provincia di Sassari che ricomprenderà anche Olbia o verso una provincia tirrenica. Nel frattempo servono controlli stringenti. Occorre mettere in campo tutte le azioni gestionali che possano ridurre i disagi e azioni di controllo e monitoraggio della salute dei cittadini e del territorio. Tra cui l'istituzione di un registro dei tumori».

Città virtuosa. I sacrifici dei cittadini nel separare i rifiuti hanno un primo importante risultato per l'ambiente, ma anche per le casse comunali. «Secondo i dati attuali e le previsioni di cautela per i restanti mesi del 2015 – mette in evidenza l'assessore – quest'anno conferiremo in discarica 10mila tonnellate in meno di rifiuto secco residuo. Inoltre abbiamo avviato al riciclaggio importanti frazioni degli altri materiali, come plastica, carta, vetro e lattine e umido. Quest'ultimo è l'unico rifiuto che resta a Olbia e finisce nell'impianto di compostaggio».

No all'inceneritore. Ma il problema dei rifiuti non finirà nell'inceneritore. Un opzione che l'assessore Spano non prende nemmeno in considerazione. «Nonostante le indicazioni differenti che arrivano dall'Unione europea l'incenerimento non è una ipotesi fattibile in un territorio come la Sardegna, con una basse densità della popolazione e una qualità dell'aria molto alta _ conclude –. Contemporaneamente alla riduzione del volume di rifiuti da trattare in discarica si dovrà lavorare per migliorare la separazione a valle della raccolta».

Doppia segnalazione. Lo stato di salute della discarica e della frazione è arrivato sui tavoli dell'Unione europea. I comitati di quartiere hanno fatto una segnalazione all'Ue e integrato l'esposto alla procura del 2005, con la dichiarazione dell'agenzia regionale per l'Ambiente. L'Arpa, hanno riferito i cittadini, rispondendo a una loro richiesta avrebbe confermato di aver riscontrato a Spiritu Santu delle irregolarità nell'impatto ambientale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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