Viaggiava armato: in cella un napoletano
L’uomo è stato bloccato dagli agenti della guardia di finanza dopo lo sbarco. Nell’auto due pistole e una divisa da vigilante
OLBIA. Il controllo, dopo lo sbarco dal traghetto proveniente da Civitavecchia di un cinquantenne di Ottaviano, Giuseppe Nappo, era di routine.
Ma la presenza, a bordo della sua Citroen Xara dell’uomo di pistole e munizioni in quantità, della divisa da vigilantes di un istituto di sicurezza sardo e di tutto l’occorrente per compiere attentati, sequestri di persona e rapine ha fatto scattare, ieri mattina, il codice rosso, al porto di Olbia.
L’uomo – un disoccupato originario di Ottaviano, il paese dell’entroterra napoletano che era il centro operativo della Nco, la Nuova camorra organizzata capeggiata negli anni Settanta da Raffaele Cutolo – non si è scomposto più di tanto quando diversi agenti della guardia di finanza e di baschi verdi gli hanno puntato addosso le armi, intimandogli di scendere dall’auto e sdraiarsi faccia a terra, con le mani bene in vista. Giuseppe Nappo, una volta perquisito, è stato immediatamente accompagnato sotto buona scorta negli uffici delle fiamme gialle, a Cala Saccaia, mentre l’auto e il suo contenuto veniva trasferito, per la catalogazione e gli accertamenti della squadra scientifica, nei garage della guardia di finanza. Poche ore dopo, su disposizione del capo della procura della Repubblica di Tempio e del sostituto procuratore Ginevra Grilletti venivano avvieta, dai nuclei investigativi della guardia di finanza di di Napoli, Olbia e di Roma una raffica di perquisizioni domiciliari il cui esisto, a notte fonda, non era ancora noto.
Giuseppe Nappo, che nel frattempo era stato trasferito negli uffici della polizia giudiziaria della Procura di Tempio, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande che gli hanno posto, alla presenza del suo difensore d’ufficio, l’avvocato Cinzia Tirozzi, il capo della Procura Domenico Fiordalisi e la collega Ginevra Grilletti. L’operazione che ha portato all’arresto dell’uomo (che si trova rinchiuso in una cella del supercarcere di Nuchis) è stata coordinata dal colonnello Francesco Tudisco ed ha impegnato una trentina di uomini. Troppi per un banale “controllo di routine” come inizialmente veniva accreditato il servizio che ha portato in cella l’uomo. Il quale, con il suo mutismo, ha aumentato i sospetti e gli interrogativi negli investigatori, che si sono trovati tra le mani una pistola semiautomatica Beretta 9 per 21 con caricatore bifilare, un revolver Taurus 38 Special (armi rubate in una villa del napoletano poche settimane fa), la divisa del servizio di vigilanza Coop Service, lo stesso istituto che garantisce la sicurezza al tribunale e alla procura della Repubblica di Tempio, oltre a fornire gli uomini addetti ai controlli di banche, aeroporti e diversi altri obiettivi sensibili dell’intera Sardegna. Sull’auto i militari della fiamme gialle hanno ritrovato passamontagna, cappucci e diversi attrezzi utili per scassinare porte e legacci in plastica, le fascette utilizzate per bloccare gli ostaggi. Tutto il materiale è finito sotto il microscopio della polizia scientifica mentre si cerca di capire quale fosse il reale obiettivo della banda. Giuseppe Ottaviano infatti, non era solo. Una silenziosa caccia all’uomo è in corso, in queste ore, nell’isola e nel napoletano.
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