Le cave dismesse? Teatri e centri sportivi: l'idea in una tesi
Calangianus, l'architetto Giuseppe Pirisinu l'ha sviluppata per conseguire un master: non il ripristino dell'esistente ma trasformazione in luoghi di pubblica utilità
CALANGIANUS. Per anni le cave hanno dato reddito e sostentamento all'economia gallurese (e non solo). Con la crisi del settore lapideo molte sono state dismesse e rimangono come ferite nell'ambiente. Un giovane architetto sassarese, di origini luresi e calangianesi, Giuseppe Pirisinu, ha studiato questo fenomeno nella sua tesi per il master di architettura del paesaggio, conseguito in 18 mesi tra Milano, Barcellona e Lisbona. Il suo obiettivo era trovare un modo per riutilizzarle, tamponando quegli ormai inutili sfregi al territorio. Il suo lavoro è stato indirizzato nello specifico al recupero di due cave nel territorio di Calangianus, che potrebbero diventare un polo di attrazione culturale e sportiva: Pirisinu spera di poter presentare presto al Comune il progetto.
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«L'area presa in considerazione - racconta l'architetto - si trova in una bellissima valle che porta al Lago del Liscia, in località San Leonardo, ricca di attività vitivinicole ed estrattive, vicina a una vecchia ferrovia e a siti turistici. Le due cave in esame appartengono ad altrettante società sarde. Una è dismessa, l'altra usata saltuariamente». Pensa di riqualificare l'area non con il solito metodo di ripristino dell'esistente ma, partendo dallo stato attuale per pensare a funzioni che possano essere importanti e fondamentali per i centri limitrofi. Le due cave si trovano molto vicine ma non confinanti e questo, per il progetto, è un punto a favore. «L'idea - continua Pirisinu - è creare due tematiche in base alla cava.
Quella a nord-est diventerebbe un'area dedicata alla cultura: verrebbe totalmente messa in sicurezza e con dei semplici interventi in sezione si creerebbe un piccolo anfiteatro naturale per rappresentazioni teatrali, concerti e proiezioni cinematografiche sull'immensa parete di scavo. Le sedute verrebbero ricavate dal materiale granitico di scarto in loco. Per permettere lo spostamento dei visitatori tra le due cave, si è pensato di strutturare un percorso panoramico, fatto di rampe e scalinate, che si inerpica tra le rocce, le sugherete e la macchia mediterranea».
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E ancora: «Si è comunque pensato a un eventuale collegamento carrabile per la cava sud, tramite auto di servizio per trasportare attrezzature sportive, dato che lì è stata pensata un'area per discipline sportive emergenti come l'arrampicata, parapendio, downhill e il volo dell'angelo (uno spettacolare tragitto con imbragatura lungo un cavo d'acciaio sospeso). Magari creando delle scuole per queste attività». Lo studio mette in luce come la Sardegna presenti 492 siti dismessi o dismessi e propone un approccio progettuale che può essere applicato in gran parte di essi, come già avviene in altri paesi europei.
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