Fi chiede di riaprire la scuola nata sul canale

L’edificio di Maria Rocca era finito sotto l’acqua il 18 novembre 2013 e chiuso Il gruppo azzurro sostiene che l’immobile possa essere nuovamente utilizzato

OLBIA. Subito dopo il passaggio di Cleopatra divenne il simbolo di una edilizia pubblica disattenta e fuori legge. Costruita su un canale tombato, la scuola di Maria Rocca finì sotto l’acqua il 18 novembre 2013. Nessun bambino era in classe nella giornata in cui Olbia perse nove dei suoi figli buoni. Il Comune chiuse l’edificio facendo traslocare i piccoli in strutture di fortuna. In attesa di costruire una scuola nuova. Oggi Maria Rocca torna d’attualità. Dopo due anni il sentire comune ha ridimensionato la paura. Derubricato la devastazione in allagamento. Trasformato l’ipotesi demolizione in riuso alternativo. Ha fatto crescere il fronte di chi vuole la riapertura della scuola. Con una interrogazione il gruppo di Forza Italia chiede spiegazioni sullo stato di salute dell’immobile in cui ora l’amministrazione vuole trasferire l’archivio. Se ne parla oggi in Consiglio.

L’interrogazione. Il capogruppo di Fi, Marco Piro, sottolinea la situazione di normalità di Maria Rocca. «Ci sono altri istituti – si legge nella premessa – come ad esempio quello di via Cimabue, dove la furia dell’alluvione ha devastato infissi, arredi, impianti, attrezzature e il livello dell’acqua ha superato il metro e mezzo di altezza. Successivamente questi immobili sono stati ripuliti e ripristinati e dopo pochi mesi è ripresa la regolare attività didattica».

Cara scuola. Piro fa anche due conti sul costo dell’opera pubblica. «Costruita negli anni Ottanta e inaugurata nel 1989 con una spesa di circa 2miliardi di lire – sottolinea –. La scuola fu poi ampliata con una ulteriore spesa di 500milioni di lire. Negli anni si sono susseguiti interventi di ristrutturazione per un costo di 350mila euro.

Da devastata a sporca. Nessuna devastazione per il gruppo di Fi. «Dal giorno dopo l’alluvione la scuola si presentava solo sporca perché allagata per una altezza massima di 40 centimetri – aggiunge Piro –. Da un recente sopralluogo si è potuto verificare che la scuola si trova in un buono stato di manutenzione ».

La contraddizione. Fi mette poi in evidenza una contraddizione. Se l’edificio non è sicuro per ospitare i bambini, perché soggetta ad allagamenti, come può ospitare l’archivio, preziosa memoria storica del Comune. Da qui la richiesta di valutare se sia possibile invece riabilitare l’immobile di via Como come scuola.

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