Il rogo di Mezaustu Pena ridotta: 3 anni
Morirono due bambine, “sconto” di un anno alla madre «Ho già pagato» dice la donna accusata di omicidio colposo
TEMPIO. La corte d’appello di Sassari ha ridotto la pena, inflitta in primo grado, alla madre delle piccole sorelline rimaste soffocate nell’incendio della loro abitazione, nel dicembre del 2006. La tragedia della villetta di “Mezaustu”, dove morirono le sorelline Clara e Daniela Pilu è stata rievocata, con tutto il suo carico di dolore, dai giudici della corte d’appello di Sassari che ieri hanno ridotto di un anno, portandola a tre anni, la pena di quattro anni che venne inflitta nel 2010 alla madre delle due piccole, Mariangela Manca. L’accusa di omicidio colposo è stata affrontata dal legale della donna, il cassazionista Domenico Putzolu, con la delicatezza che il caso imponeva. Una riduzione di pena che allontana lo spettro della espiazione della pena in carcere che pendeva sulla donna, alla quale i giudici di Sassari hanno riconosciuto tutte le attenuanti del caso. Alla letture della sentenza Mariangela Manca, sostenuta dal marito Marino Pilu, il padre delle bimbe di 3 e 5 anni soffocate dal fumo velenoso che si era sviluppato dentro l’abitazione, nelle campagne di Tempio, hanno mormorato soltanto un laconico e dolorosissimo «la pena l’abbiamo già pagata, a caro prezzo». L’uomo è sempre stato al fianco della moglie, anche nei momenti più difficili della lunga odissea giudiziaria che, se fosse stata affrontata a suo tempo con diverse scelte processuali, sarebbe stata morta e sepolta, senza ulteriori strascichi di tensione e dolore, Per l’accusa, ieri come allora, la colpa da imputare alla donna era mezz’ora di tempo – dalle 17.30 alle 18.05 – che Mariangela Manca trascorse fuori casa, ma per ritirare la terza figlia dalla scuola. Il marito, in quel momento, si trovava nel nuorese, e quindi non c’era nessun altro che potesse restare a casa. Le due bimbe restarono a casa sole, una delle quali febbricitante per l’influenza. Una assenza forzata, dovuta al fatto che la donna, quel tragico pomeriggio, uscì di casa per andare a prendere la figlioletta maggiore a scuola. Fu durante quell’assenza che accadde l’irreparabile: dalla stufa a legna lasciata accesa (era pieno inverno) al centro del salotto si innescò un piccolo rogo dovuto, stando alle indagini del nucleo specializzato dei vigili del fuoco, a un micidiale mix di elementi.
La diavolina ai piedi della stufa si incendiò dopo che i pezzi di biancheria stesa ad asciugare nella raggiera posta sulla canna fumaria andarono a fuoco, dando alle fiamme il divanetto la cui imbottitura di poliuretano espanso provocò un fumo letale, di gas venefici che invasero l’abitazione, penetrando nella camerette dove dormivano le due bimbe, passate dal sonno alla morte. A fianco della donna si schierarono tutte i genitori di Tempio, in un caldo e affettuoso abbraccio che fece dire alla donna, durante i funerali delle due bambine, che non avrebbe mai lasciato la città. Padre Paolo Contini, il frate francescano ed ex parroco di San Giuseppe, è rimasto sempre vicino, spiritualmente e materialmente, alla famiglia colpita da un lutto inconsolabile.
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